Finanza
Lavacchio ancora in ginocchio
Don Giovanni in aula: continuano a chiedermi dove fosse Dio quella notte
MASSA. È un testimone nel processo sulla frana assassina e , soprattutto, è un uomo di fede, eppure anche lui ha bisogno di uno sfogo e chiede al giudice Sgambati di concederglielo. Don Giovanni Locatelli, per i suoi parrocchiani Don Giò, guarda a Lavacchio, a quello che da vent’anni è il suo paese e vede «un’intera comunità che fa i conti con danni morali. Ancora oggi - ammette - molti mi chiedono dove fosse Dio quella tragica notte del 2010». E rispondere non è facile.
Lui il paese lo vive, lo conosce e, dietro le domande del pubblico ministero, racconta ciò che sa:«La situazione presentava da tempo delle criticità, i parrocchiani avevano fatto segnalazioni, di frane ce ne sono state diverse nei 20 anni che sono parroco a Lavacchio».
Don Giovanni risponde al pm e fa riferimento a «tagli lungo l’asfalto e ad un’errata pendenza della strada, verso valle anzichè verso monte dove si trovano canale e griglie di raccolta». Dettaglio questo riportato anche da altri testimoni.
È nel contro interrogatorio del sacerdote, da parte di Ezio Menzione, avvocato della Provincia, che emerge una delle linee difensive, quella che punta non solo all’eccezionalità delle piogge nella notte del 31 ottobre 2010, ma anche ad una eccessiva cementificazione. «Ha visto aumentare il numero di case?» chiede il legale al sacerdote . E Don Giovanni ammette di sì:«Sono sorti tre complessi a Lavacchio, complessi osceni, ma non sono, invece sorte nuove case a Bargana e Bergiola».
c.s.
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