Il Tirreno

Aulla dà l’ok alla fusione con Podenzana

di Gianluca Uberti
Aulla dà l’ok alla fusione con Podenzana

Dal consiglio disco verde al Comune unico. L’ultima parola spetterà alla Regione dopo il referendum di settembre

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AULLA. Semaforo verde dal consiglio comunale aullese alla fusione del Comune di Aulla con quello di Podenzana.

Il via libera è arrivato mercoledì sera dalla massima assise consiliare di Aulla e ora la parola passa al consiglio comunale di Podenzana, che si riunisce questa sera alle ore 21.

Il documento che dà l'avvio al percorso istituzionale per la fusione dei Comuni di Aulla e Podenzana nel nuovo Comune unico di “Aulla – Podenzana” sarà inviato alla Regione Toscana ed è stato approvato non solo dai tredici consiglieri comunali di maggioranza presenti, ma anche da due esponenti dell'opposizione, i capigruppo Sandro Caponi (Popolo della Libertà) e Roberta Semeria (“Più Aulla”), mentre ha votato contro Valter Moretti (PdL) e si sono astenuti il capogruppo di “Idee in Comune”, Matteo Ratti, e Aldo Vivaldi (PdL).

Nel documento si fa notare che “tra i due Comuni esiste una estesa contiguità territoriale, con un confine importante rappresentato dal fiume Magra che richiede interventi e protezioni delle due sponde coordinati e unitari”, e si sottolineano i seguenti punti di contatto: «Per servizi, commercio, ristorazione e turismo, i due territori hanno radicate e storicamente consolidate relazioni; molti cittadini di Aulla hanno, negli ultimi anni, costruito la propria abitazione nel limitrofo Comune di Podenzana; la scuola media di Aulla è già oggi frequentata indistintamente dai ragazzi dei due Comuni; la parrocchia di Podenzana fa parte dell'unità pastorale di Aulla capoluogo». Questi i punti di contatto, ma il documento non si limita a questo ed elenca i vantaggi che deriverebbero dalla fusione, a partire da un miglioramento dei livelli di efficienza dell'azione amministrativa e alla riduzione delle spese nella gestione dei servizi, obiettivi raggiungibili grazie alle importanti risorse che lo Stato eroga per dieci anni ai Comuni che si fondono, pari al 20% dei trasferimenti erariali attribuiti per il 2010, e che anche la Regione Toscana mette a disposizione: quindi, complessivamente la nuova municipalità godrà di un milione e 200mila euro l'anno per cinque anni e di ulteriori fondi fino a dieci anni. Inoltre, per tre anni il nuovo Comune rimarrebbe escluso dai vincoli dettati dal patto di stabilità, “che sta imbrigliando tutti i Comuni con popolazione superiore ai mille abitanti, con possibilità di sbloccare i pagamenti alle imprese, determinando così benefici effetti sull'economia locale”.

L'ultima parola, però, spetterà alla Regione Toscana: infatti, tutto è legato al referendum che sarà effettuato fra la cittadinanza a settembre; se l'affluenza sarà bassa o se vinceranno i no alla fusione, la Regione Toscana non potrà non tenerne conto. Ma se il documento che dà l'avvio all'iter verso la fusione ha avuto un consenso che è andato oltre la maggioranza consiliare, lo stesso non si è verificato sul documento presentato dal Popolo della Libertà, che mirava «a porre la condizione che i sindaci uscenti non si pongano come immediatamente candidabili alla guida del nuovo Comune». La proposta del PdL veniva respinta, ottenendo otto voti contrari (il sindaco Roberto Simoncini, gli assessori Gildo Bertoncini, Silvia Magnani, Giovanni Schianchi e Giovanni Chiodetti, i consiglieri Antonio Della Ragione, Ivan Martorini e Paolo Vasoli), sei astensioni (gli assessori Alessandro Giovannoni e Guerrino Lazzerini, i consiglieri Alessandra Colombo, Moreno Cargiolli, Roberto Petacco e Roberta Semeria) e quattro voti a favore (i consiglieri Matteo Ratti, Sandro Caponi, Valter Moretti e Aldo Vivaldi).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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