Il dolore
Marmo nella giungla degli arbitrati e dei ricorsi al Tar
Attesa la sentenza del Tribunale amministrativo regionale che potrebbe rimescolare le carte fra Comune e industriali
CARRARA. Anche il quarto arbitrato sul valore medio della produzione dei blocchi estratti (stime diverse per cava), è andato a favore del Comune. Il collegio arbitrale presieduto dal dottor Cirillo Orlandi, ha accolto al proposta tariffaria del Comune, cioè di 250 euro a tonnellata, nei confronti della cava numero 10 Calacata della ditta Guido M. Fabbricotti e successori, di Roberto Pino.
La cava rientrerebbe peraltro in una fascia medioalta del vecchio sistema di tariffazione. Il Comune negli arbitrati è assistito dalla dottoressa Claudia Laudanna, mentre la ditta nel caso in questione era assistita dall’avvocato Elisabetta D’Ambrosio.
Mancano ancora sei arbitrati su cui il collegio si dovrà esprimere. Sono quelli relativi alle cave numero 73 Fiordichiara A; 78 Tagliata; 79 Carbonera B; 89 Strinato B; 102 Calocara A e 147 Querciola.
Ma se su questo fronte l’iter sta andando ora avanti abbastanza velocemente, c’è un altro aspetto che riguarda il contenzioso fra ente locale e imprenditori del marmo: il ricorso al Tar presentato da Assindustria e da un gruppo di aziende, alcune delle quali protagoniste anche degli arbitrati. Un ricorso complesso, che se accolto, potrebbe sostanzialmente riportare le parti (è una delle tesi) al vecchio accordo sui canoni con scadenza nel 2015 (a fronte di aumenti stabiliti nel 2008 per blocchi e scaglie). Ma la complicazione sta nel fatto che ci sono stati anche altri “passaggi integrativi” fra Comune e industriali del marmo e secondo l’ente locale la questione delle scaglie è rimasta a galleggiare. «Su 5 milioni di euro di gettito sulle scaglie che erano stati previsti, ne sono stati fatturati due milioni e 49mila euro, ma mai incassati. Ci sono state cause in commissione tributaria. E allora il Comune ha ritenuto terminato nel 2011 il vecchio accordo e avviato dal 2012 il sistema di calcolo del valore medio del marmo estratto, per ogni cava, prevedendo, nel caso che le aziende non accettassero le stime, di andare agli arbitrati». Molte aziende hanno accettato il nuovo sistema, dieci no, con conseguenti arbitrati.
Ma agli inizi del 2012 è scattato anche il ricorso al Tar di un gruppo di aziende. Niente sospensiva delle procedure comunali, ma la via diretta della sentenza: il 21 febbraio scorso c’è stata l’udienza al Tribunale amministrativo regionale dove le parti (per il Comune l’avvocato Domenico Iaria) hanno illustrato le loro rispettive ragioni. Sono scattati i 45 giorni entro i quali la sentenza sarà depositata. Ancora non è avvenuto. Così sono in piedi due iter paralleli: gli arbitrati e il Tar. Cosa accadrà se il Tar accoglierà il ricorso? Inciderà sugli arbitrati? Una vittoria degli industriali, potrebbe inficiare l’attuale sistema dei canoni calcolati sul valore medio della produzione per cava, ma anche resuscitare le precedenti tariffe, con quel credito di 2 milioni sulle scaglie che il Comune allora potrebbe esigere. Una battaglia per addetti ai lavori. Una questione intricata. Una delle tante, nel rapporto Comune-Industriali del marmo.
Cinzia Carpita
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
