Il Tirreno

Lavacchio, le accuse dei consulenti

MASSA. Hanno parlato per più di quattro ore i due consulenti incaricati dalla procura di individuare le cause della frana di Lavacchio che costò la vita a Nara Ricci e a suo figlio Mattia Guadagnucci...

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MASSA. Hanno parlato per più di quattro ore i due consulenti incaricati dalla procura di individuare le cause della frana di Lavacchio che costò la vita a Nara Ricci e a suo figlio Mattia Guadagnucci di appena due anni.

L’ingegnere Paolo Rabitti e il geologo Giampaolo Sommaruga, incalzati dalle domande del sostituto procuratore Rossella Soffio, hanno puntato l’indice sui lavori commissionati dalla Provincia ed eseguiti, a loro parere, non correttamente. Per esempio, con foto e video mostrati in aula, hanno sottolineato la mancanza di canalette per la regimentazione delle acque in via Bergiola. Non solo hanno spiegato come il “graticcio” in cemento sia stato appoggiato alla montagna senza la realizzazione di un percorso per far defluire la pioggia, che così non riusciva a scaricare a valle. E hanno anche evidenziato come dei tombamenti »precedenti ai lavori» abbiano peggiorato la situazione.

Sommaruga e Rabitti hanno anche replicato alle contestazioni delle difese, che puntano sulla eccezionalità della perturbazione del 31 ottobre del 2010. Gli imputati sono Giuliano Arrighi, capo settore dei lavori pubblici della Provincia; Mauro Alberti, responsabile servizio strade; Nicola Rossetti, responsabile servizio di costa; Libero Ballerini, capo cantoniere (colui che aveva il compito di verificare lo stato delle strade). Il libero professionista che ha certificato i lavori invece è Antonio Cirillo e il titolare della ditta è Paolo Busticchi. Per loro l'accusa è di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Domani udienza bis, visto che il giudice Sgambati ha calendarizzato una serie di udienze ravvicinate per velocizzare il procedimento. Sarà una seduta più dura di quella che si è consumata ieri: tra gli altri, verrà sentito il medico legale Maurizio Ratti.

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