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Processo Cermec «Non c’erano soldi per acquistare l’olio»

MASSA. Sarà uno studio di Genova a fare la perizia sull’impianto di bricchettaggio ErreErre, al centro dell’inchiesta sul Cermec: secondo l’accusa, sostenuta dal pm Rossella Soffio, i costi di...

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MASSA. Sarà uno studio di Genova a fare la perizia sull’impianto di bricchettaggio ErreErre, al centro dell’inchiesta sul Cermec: secondo l’accusa, sostenuta dal pm Rossella Soffio, i costi di realizzazione dell’opera sono lievitati vertiginosamente - dai cinque milioni messi in preventivo ai quasi dieci finali - dal 2003, anno della prima delibera della Provincia, al 2008. La cifra finale, tra l’altro, non comprendeva le opere civili messe nel conto inizialmente. Troppo secondo gli inquirenti, cifra congrua invece per le difese. Saranno gli ingegneri Chiara Ciccarelli (esperta edile) e Davide Defmoide (ambiente) a dire una parola definitiva. I due periti, nominati ieri mattina durante l’udienza preliminare dal gup Ermanno De Mattia, si sono presi novanta giorni di tempo per consegnare le loro conclusioni. E la prossima seduta è stata fissata per l’undici luglio.

Intanto ieri uno degli imputati è stato sentito da De Mattia. Si tratta del tecnico di Delca Giampiero Squaglia, quello che ha seguito passo passo la nascita e la messa in funzione di ErreErre. Il professionista ha contestato la perizia del consulente nominato dal sostituto procuratore Soffio: «La cifra congrua per l’installazione di quell’impianto - ha detto accalorandosi - per il perito era di poco più di sei milioni. Peccato che nel suo conteggio abbia dimenticato di aggiungere alcune voci: bruciatori a metano, essiccatori rotanti e pellettizzatrici». E ha sottolineato: «Se avesse tenuto conto di quelle cose io oggi non sarei qui nella veste di imputato e questa superficialità mi fa rabbia. Gli essiccatori per esempio sono lunghi trenta metri, come ha fatto a non vederle». Squaglia ha mostrato delle fotografie durante la sua esposizione, che il gup ha acquisito. Va detto però che il perito della Soffio ha dovuto lavorare sui resti dell’impianto perché nel frattempo è stato distrutto da un incendio di origine dolosa secondo gli inquirenti.

Ma l’imputato, che si è occupato della parte elettromeccanica («coi conti in non c’entro»), ha dovuto rispondere anche ad alcune contestazioni di De Mattia. Il giudice ha chiesto di alcune intercettazioni tra i proprietari della Delca che si lamentavano per il non funzionamento dell’impianto di bricchettaggio: «Ma erano di gennaio 2010 - ha detto Squaglia - ed effettivamente in quel periodo c’erano dei problemi. Poi li abbiamo risolti grazie alle varianti che ci ha concesso la Provincia, modifiche non sostanziali che hanno permesso di far andare le due linee di raccolta dei rifiuti». Ma De Mattia ha continuato: «Però si fa riferimento a Tempio Pausania e lì c’era un impianto che non ha mai funzionato. Quello di Massa era nella stessa situazione?». Il tecnico ha detto di non essere mai stato a Tempio e quindi di non essere in grado di rispondere. «Il nostro problema è che non avevamo i soldi per far funzionare l’impianto. Neppure l’olio potevamo comprare».

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