Attenzione
Permessi di soggiorno truffa, 6 a processo
Falsi timbri ministeriali per 143 extracomunitari e un giro d’affari di 200mila euro, per 13 imputati arriva il non luogo a procedere
CARRARA. Partivano da Savona, da Albenga e dall’alta Liguria.
In cinque, sei, fino a sette, stipati nelle macchine: un viaggio della speranza per ottenere il permesso di soggiorno e uscire da quella condizione di clandestini che li faceva vivere costantemente con la paura.
Si era sparsa la voce che a Carrara, anche senza un lavoro regolare, era possibile comunque mettersi in regola: bastava pagare, da 1500 fino a 5mila euro. Sono 143 gli extracomunitari che sono caduti nella trappola: o meglio nella maxi truffa da 200mila euro che è finita in tribunale con 19 imputati, fra i titolari dell’agenzia che faceva le finte pratiche e i prestanome utilizzati come datori di lavoro. Il pm titolare dell’indagine, la dottoressa Rossella Soffio, aveva chiesto per tutti e 19 gli imputati il rinvio a giudizio: richiesta a cui si è associato l’avvocato Luca Morelli di Finale Ligure per la parte civile Mohamed Daoudi. I legali della difesa hanno invece chiesto, per tutti, il non luogo a procedere.
I rinvii a giudizio. Dopo una breve camere di consiglio il gup Ermanno Di Mattia ha rinviato a giudizio 6 dei 19 imputati: Enrico Borghini, 46 anni di Avenza, Tiziana Ricci, 35 anni anche lei di Avenza, Roberto Bernardini, 70 anni, Alessio Bernardini, 60 anni, Nando Dell’Amico, 61 anni e Silvia Bernieri, 37 anni, tutti di Carrara. Per gli altri imputati è arrivato il proscioglimento.
Il giudice ha quindi rinviato l’udienza preliminare al 2 maggio prossimo, disponendo una riformulazione dei capi di imputazione da parte della Procura: quello che si profila è un capo di imputazione unico, quello di truffa, mentre dovrebbe decadere quello del traffico di immigrati. Non luogo a procedere per: Massimo Bernardini, Paolo Nista, Mario Dazzi, Dina Cecchinelli, Roberto Bordigoni, Giovanni Bellino, Maria Ricci, Francesco Tardivo, Noris Agnesini, Giuliano Filattiera, Adriana Silvestri, Enrico Biggi, El Mouloudi El Maazouzi.
La vicenda.Pensavano di avere trovato il modo di ottenere la regolarizzazione della loro posizione, e invece sono incappati - questo almeno secondo l'accusa - in un gruppo di persone che si facevano consegnare dei soldi e poi non portavano a termine le pratiche, e in alcuni casi neppure le iniziavano. A fianco dei titolari dell'agenzia che doveva provvedere a regolarizzazione gli stranieri, cioè i carraresi Enrico Borghini e Tiziana Ricci, vi sono fra gli imputati anche altri diciassette intermediari, tutti apuani - a parte un marocchino che avrebbe avuto il ruolo di intermediario - che di volta in volta, sarebbero figurati (il tutto in cambio di denaro, secondo l'accusa) quali presunti datori di lavoro che avevano bisogno di colf e badanti soprattutto. Tanto sarebbe bastato, secondo quanto facevano credere, a poter ottenere l'agognato status di immigrato regolare. E invece, sparivano i soldi, e restavano irregolari.
Ricevute col timbro del ministero falso. Mohamed Daoudi, bracciante agricolo in terra ligure, pensava di aver trovato il modo per sistemare la sua posizione. Era partito per Carrara con 1500 euro: gli avevano fatto tutto in pochissimo tempo, con tanto di ricevuta con timbro(falso) del Ministero. Dopo poco tempo ha scoperto di essere stato truffato. È parte civile del processo, una di quelle “rimaste”, assistito dall avvocato Morelli.
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