Sicurezza
Centinaia di fedeli per il volto di Gesù in chiesa a Canevara
Ieri, un anno dopo la prima apparizione, messa di due ore Qualcuno racconta: «Tanti segni, anche alcuni svenimenti»
MASSA. Un paese piccolo piccolo, una strada troppo trafficata che lo taglia a metà, una chiesetta semplice, nascosta tra le case, umile e raccolta. Eppure proprio lì, a Canevara, tra i drappi dell’altare, un anno fa il volto di Gesù si è delineato. Chi crede lo chiama miracolo, chi professa il dubbio lo definisce un segno. Chi non crede affatto assiste ad un vero e proprio rito collettivo. Ieri, come un anno fa, tutta Canevara si incontra in chiesa per celebrare la festa della Divina Misericordia. E quel volto - che lo si veda o no - diventa simbolo di coesione e cancella ogni differenza sociale: giovani e anziani, uomini e donne, la signora di buon gusto e la nonna con il fazzoletto in testa. È il sentirsi parte di un dimensione collettiva dell’esistenza a cui anche Don Ernesto Zucchini si appella.Una folla ad un anno dall’apparizione del volto di Gesù. C’è il sole, è la prima giornata di primavera, eppure sono centinaia le persone che hanno preferito la prima montagna al mare. Una fila di auto, lungo via Alta Tambura. Qualcuno arriva dalla Liguria, qualcuno addirittura dal Lazio. Tutti i paesi del versante si raccolgono nel piccolo sagrato, nel segno della frugalità. La chiesa di Sant’Antonio Abate è piccola, chi è qualche minuto in ritardo rimane fuori: sedie di plastica, un amplificatore e la preghiera.
Una celebrazione di oltre due ore e tanta commozione. Alle quattro del pomeriggio iniziano le litanie e la fede trasforma la celebrazione in rito, aiuta a sentirsi migliori insieme piuttosto che soli.
Quasi un’ora di preghiere, dita strette intorno al rosario, suono di violino e canti, decine di canti. E nessuno rimane in silenzio, nessuno si distrae. Una partecipazione che lascia stupiti, un desiderio di battere mani al ritmo di musica, di stringersi forte, di sorridersi. Qualcuno piange di commozione.
Una voce giovane legge le due letture e Don Ernesto Zucchini dall’altare invita «a fare il bene».
Nell’omelia nessun riferimento al “miracolo”. Il parroco è l’anima della comunità e della celebrazione. Nelle sue parole, dopo la lettura del vangelo secondo Giovanni, neanche un cenno ai lineamenti di un iconografico Gesù, nascosto - neanche troppo secondo i fedeli - tra le pieghe del tulle a decoro dell’altare. Poi parole forti: «C’è una legge, Dio si mostra, si fa vedere, compie miracoli in tutto il mondo. Ora tocca a noi la risposta». Annuiscono in tanti perché tanti il volto lo vedono ancora bene, dopo un anno e adesso a Dio vogliono dare la loro risposta. Tutti insieme, «perché siamo cattivi - altra parola forte del sacerdote - non compiamo il bene, per questo abbiamo bisogno della Misericordia».
Un anno di celebrazioni, messe e litanie. Una messa che coinvolge molti e lascia stupito qualcuno, chi ha dubbi. O forse - ammette - paura. Ogni giovedì sera il paese si riunisce in chiesa, si prega per ore e - raccontano - al momento della benedizione finale c’è chi sviene, quasi in uno stato di trance. «Sentono tutto, ma non riescono a parlare» sussurrano tra le sedie del sagrato. E qualcuno è spaventato, tanto che davanti all’altare per la benedizione non ci va più. Eppure, ad un anno dal “miracolo” (o segno che dir si voglia) in chiesa c’è eccome.
Perché si veda o no il volto di Gesù, qualcosa a Canevara è successo. E succede ancora.
E se non ha a che vedere con la religione, certo ne ha con la sociologia e con il bisogno di credere e non sentirsi più soli.
C.S.
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