Il Tirreno

Angoscia per Vignali bloccato in Siria

Angoscia per Vignali bloccato in Siria

Il giovane videomaker massese è uno dei quattro giornalisti italiani rapito da una formazione di ribelli anti-Assad

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MASSA. Una grande passione per i documentari, i filmati, la grafica.Per la comunicazione attraverso le immagini. Una passione che lo ha portato ad affrontare più volte il pericolo. Come in questi giorni.

Andrea Vignali, 35 anni, massese, documentarista e videomaker è uno dei quattro giornalisti italiani rapiti in Siria. Con lui il giornalista della Rai Amedeo Ricucci, il fotografo Elio Colavolpe, Andrea Vignali e la freelance Susan Dabbous, di origini siriane. Andrea, freelance piuttosto noto per le sue capacità professionali nell’ambiente del giornalismo e del documentarismo era consapevole dei rischi e dell’impegno di questa missione in Medio Oriente. L’ultimo messaggio sul suo blog scritto il 2 aprile, dice: «sto preparando il viaggio per questo progetto del quale faccio parte e che è iniziato da due giorni;non ne ho parlato e non ne parlerò molto durante lo svolgimento perché sarò molto impegnato a fare funzionare tutto». La partenza dei quattro risale al 1° aprile; il gruppo è entrato in Siria attraversando il confine settentrionale con la Turchia io. Nella notte tra giovedì e venerdì il blitz di una formazione di militari ribelli (che combattono contro il regime di Assad) che fanno capo a Jabhat Al Nusra, cioè a quella che viene considerata la fazione islamica più radicale, considerata dagli analisti una vera e propria rappresentanza locale di Al Qaeda. Secondo fonti siriane non si tratta però di un rapimento ma di un semplice fermo.La liberazione, aggiunge la fonte, è prevista entro pochi giorni.

Vignali e la sua squadra stanno portando avanti il progetto “Silenzio si muore”, un esperimento di giornalismo partecipativo nato dalla collaborazione con alcuni studenti di San Lazzaro di Savena. Il progetto, guidato da Amedeo Ricucci – uno dei giornalisti del programma La Storia siamo Noi in onda su Rai3 e sul canale tematico – prevedeva una quindicina di giorni di permanenza in Siria, fino al 15 aprile. Sfruttando al meglio le tecnologie digitali il gruppo aveva l’obiettivo di tenersi in continuo collegamento Skype con San Lazzaro di Savena dando vita a un web-doc.

Vignali aveva aderito con convinzione ed entusiasmo al progetto. Il documentarismo, del resto, è la sua professione. Studi al liceo scientifico Fermi di Massa, Andrea si era poi iscritto a Lettere a Pisa, seguendo un corso di indirizzo cinematografico. Dopo gli studi universitari e la laurea, il salto a Roma dove vive e dove ha iniziato a collaborare per diverse trasmissioni di carattere scientifico e di approfondimento su scenari sia nazionali sia internazionali. In rete si trovano numerosi suoi documentari legati al territorio toscano, in particolare nell'Alta Versilia, con l'intento di fissare memorie e tradizioni: dalla storia della Cooperativa Condomini di Levigliani a quella delle origini del Palio dei Micci di Querceta. Il suo blog, quello su cui ha scritto del suo impegno inSiria.

A Massa lo conoscono bene e non l'hanno perso di vista, neppure ora che abita nella capitale. E in queste ore cresce l’ansia per le sue sorti e per quelle del suo gruppo. Secondo quanto diffuso ieri sera dall’Ansa, gli italiani sono in buone condizioni di salute e i combattenti che li hanno fermati li trattano benissimo; «già domani potrebbero rientrare in Italia», afferma la fonte, sottolineando che i quattro «verranno riaccompagnati in Turchia dagli stessi ribelli che li hanno fermati. Ma la paura resta tanta.

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