Sicurezza
Non solo cinghiali: targa per i giorni dell’alluvione
La squadra 34 “Drago - Gavedo” opera nel territorio comunale di Mulazzo Il record in una giornata infrasettimanale: un esemplare di 202 chili
MULAZZO. Erano in prima linea a spalare fango e liberare case quando l’alluvione di due anni fa ha provato a divorarsi Mulazzo. Vanghe e secchi hanno preso il posto delle doppiette trasformando una domenica di caccia in una giornata dedicata ad aiutare la gente del paese e a soccorrere chi aveva perso tutto: “E’ stato un gesto istintivo: ci siamo dimenticati della caccia e dei cinghiali. La priorità era aiutare chi stava vivendo una tragedia. Quell’evento ha colpito, indirettamente o direttamente, tutti noi».
A ricordare che c’erano anche loro nel fango sotto la pioggia insieme a tanti altri volontari una targa consegnata dall’Amministrazione Comunale di Mulazzo che la squadra 34 esibisce con orgoglio: «Fa parte di quei momenti nella storia di un gruppo di amici che ti rende fiero e ti unisce».
Pierangelo Genesoni, 56 anni, ferroviere, è il capo squadra della “Drago – Gavedo” che caccia nella zona omogenea 9 nel comune di Mulazzo. La sua passione per il fucile e “per il merlo” oggi gli costerebbe probabilmente molto cara. Pierangelo rubava il fucile al padre per andare a cacciare i merli; sperimentava così, furtivamente e sfidando la pazienza del padre cacciatore, la sua voglia di caccia. «In realtà è una passione nata così, per caso, quando non ero ancora maggiorenne; – confida – solo dopo, quando ho conosciuto il gruppo di amici fondatori della squadra mi è entrata dentro»”. La squadra di Pierangelo porta nel nome le effigie ed il ricordo, ancora verde, del suo capo caccia storico e fondatore Giuseppe Lorenzini, per tutti Drago, scomparso nel 2005.
«Sono figlio di caccia di Giuseppe e tutti gli altri fondatori; mi hanno allevato e hanno contribuito a far crescere la mia passione – spiega con un filo di malinconia – è da quando avevo 20 anni che caccio con loro. L’essere responsabile di una squadra che ha così tanta storia alle spalle mi rende orgoglioso».
La prima volta che ha visto un cinghiale dal vivo è stata un’esperienza indimenticabile: «L’avevo visto solo nei giornali; – ricorda – e all’epoca, negli anni ’80, quando ho iniziato, cacciare un cinghiale era davvero un evento. Se andava bene ne prelevavi 3-4 a stagione. Oggi siamo su ben altre cifre». La squadra di Genesoni si divide insieme ad altre 3 squadre un’area felice come confermano i tabellini davvero impressionanti: «Abbiamo chiuso una stagione record con 200 capi, ma la media non è mai scesa sotto i 150. La zona è molto buona anche se un po’ piccola». Nel comune di Mulazzo cacciano ben 4 squadre, compresa la Gavedo: «Siamo un po’ strettini – confessa – ma con le altre squadre il rapporto è ottimo. Certo, più spazio gioverebbe a tutti». Anche Genosoni, come molti altri capo squadra, è convinto che due giornate di caccia la settimana siano sufficienti: «Siamo andati a caccia solo un giovedì per recuperare una battuta persa il mercoledì; – analizza – veramente pochi cacciatori hanno la possibilità di cacciare tre volte la settimana, e poi anche per i cani è uno stress. No, due volte sono più che sufficienti».
E’ stata in una di queste giornate infrasettimanali, la scorsa stagione, che i Drago sono riusciti a catturare un “mostro” di oltre 200 chili: «Praticamente un orso – spiega – mai visto un esemplare così grande. Era 202 chilogrammi. La cacciata più grossa di sempre».
Una delle mission che la 34 si dà quando la caccia è chiusa è quella di dedicare almeno 3-4 domeniche in estate alla pulizia dei sentieri e ai miglioramenti ambientali: «Liberiamo le strade, i viottoli, recuperiamo spazi diventati inaccessibili per l’avanzare della boscaglia; facciamo interventi che giovano a tutti».
Ma è nella taverna del Park Hotel La Pineta e nella casa di caccia dell’amico Franco Paita a Groppoli che la squadra 34 vive una seconda battuta. Il piatto dei Drago è la trippa ma «Si mangia anche il cinghiale cacciato poche ore prima».
Anche la 34, come altre squadre, ha avuto per un po’ la mania della lavagnetta che poi sono stati costretti a riporre in un cassetto: «La paura di padellare era troppa» – sorride Genesoni. Nella taverna de Park Hotel La Pineta si ripercorrono le gesta e tutti i momenti della battuta come se fosse una moviola: «Il momento più bello è proprio questo, quando ci ritroviamo intorno ad un tavolo a mangiare e bere un bicchiere di rosso – racconta – condividiamo la stessa passione ma tra noi ci sono amicizie profonde».
La squadra. Ecco i componenti della squadra 34: Gino Angeli, Demetrio Arenare, Federico Arenare, Silvio Balestracci, Dario Battaglia, Ermilio Bazzali, Sergio Balestracci, Giuseppe Bellotti, Bortolo Bellotti, Ivano Bellotti, Francesco Boni, Louis Cavjean, Bruno Cervara, Salvatore Conti, Paolo Del Gratta, Claudio Del Soldato, Francesco Fabozzi, Renato Ferrari, Franco Filippi, Luciano Filippi, Nello Filippi, Ardito Fagola, Giovanni Galbiatti, Renato Gatti, Benito Gatti, Pierangelo Genesoni, Fabrizio Giovi, Daniele Guagni, Giampietro Locatelli, Ernesto Locciola, Sergio Longhi, Luciano Lorenzelli, Olindo Macciardi, Pierantonio Maggi, Enrico Marchi, Cesare Mussi, Mario Negrari, Renzo Parenti, Marco Pratici, Marino Pratici, Franco Paita, Bruno Cappè, Antonio Capasso, Giovanni Guadagni, Giacomo Galeotti, Franco Giovanni Ricci, Sergio Mario Riva, Gianlorenzo Rosi, Valentino Rosi, Mario Carlo Sala, Alessandro Salvi, Marco Salvi, Ascanio Sbrana, Bruno Tenaglia, Fabrizio Uberti, Fosco Uberti, Lauro Uberti, Dino Uberti, Simone Lippi, Alessandro Marchi, Francesco Preti, Marcelli Vignali, Francesco Lippi, Alessandro Contri, Michel Sodini, Salvatore Vinci, Mario Calemari, Pietro Zaninelli, Edoardo Polistena, Matteo Sala.
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