Sicurezza
Piano Stazione bloccato Insorgono coop e imprese
Accordo tra Asl e Fs per il distretto sanitario, ma la commissione è paralizzata «Fanno saltare tutto per interessi di bottega e noi aspettiamo da 13 anni»
MASSA. L’urbanistica all’ultimo tuffo è uno degli sport più praticati dalle amministrazioni comunali quando si avvicina la scadenza del mandato. Così come l’ostruzionismo delle opposizioni, che cercano di bloccare tutto, costi quel che costi, per poter dire, alle elezioni, “visto, questa amministrazione non ha combinato nulla”. Massa non fa eccezione. Tra pochissimi giorni – cioè da mercoledì – il consiglio comunale non potrà più deliberare. In altre parole “chiude” e potrà essere convocato, dall’11 in poi, solo in caso di atti urgenti ed improrogabili. Anche le commissioni consiliari, di conseguenza, si devono comportare allo stesso modo e, dunque, hanno tempi strettissimi per completare il loro lavoro. Solo che alcune di esse non “funzionano” più: vengono di continuo rinviate per mancanza del numero legale.
La rappresentazione plastica si è avuta ieri: alle 10,30 era convocata la commissione Edilizia, con all’ordine del giorno questioni cruciali per il futuro della città. Come il piano integrato del Frigido e come il comparto della stazione. Ebbene, alle 11 l’aula delle commissioni era vuota: la seduta è saltata per mancanza del numero legale. La stessa cosa era successa martedì, facendo infuriare la vicesindaca (e ora deputata di Sel) Martina Nardi, che aveva rinunciato ad andare un Parlamento per partecipare alla commissione.
A fare le spese di questa situazione non è soltanto la maggioranza che “non riesce a lavorare”, ma sono anche imprenditori, cooperative, famiglie che da anni attendono il via libera ai loro progetti di vita e di lavoro. E che, ora che la fine del percorso sembra a un passo, rischiano di vedere tutto rinviato alla prossima amministrazione. È il caso del comparto della stazione: la commissione edilizia dovrebbe soltanto esaminare alcune osservazioni al Piano integrato, un passaggio necessario perchè il piano stesso possa andare in votazione al consiglio comunale. Fino a ieri non l’ha fatto e gli interessati si arrabbiano.
Così, la cooperativa edilizia Paolo V, che nella zona stazione ha una convenzione risalente a 13 anni fa per la costruzione di una palazzina con 36 alloggi (per le altrettante famiglie che compongono la coop); altre imprese edilizio-immobiliari, come la Robson dell’architetto Alessandro Giorgi e un’azienda che fa capo alle famiglie Natali e Malagoli, alzano la voce e attaccano i consiglieri che bloccano la commissione.
«L’amministrazione – scrivono – ha completato i piani attuativi della Gioconda e della Stazione dopo un lunghissimo iterin cui ha dovuto confrontarsi con il moloch Ferrovie che faceva sorgere problemi a ogni piè sospinto. Finalmente è arrivato anche l’accordo per l’insediamento nelle aree ferroviarie del distretto socio sanitario: un accordo da 1,8 milioni tra Fs e Asl che sarà stralciato dal Piano integrato. Il tutto a costo zero per la collettività». «È stata definita – proseguono coop e costruttori – la convenzione tra pubblico e i privati che debbono intervenire per la realizzazione dei piani attuativi. Occorre ora, il passaggio di tali piani in consiglio comunale, ma indispensabile è il parere preventivo della commissione Edilizia composta da consiglieri comunali, ossia una commissione politica. Ebbene – e qui si sferra l’attacco – «si verifica il caso che i membri di tale commissione in vista delle prossime elezioni non fanno più riferimento alla maggioranza con cui sono stati eletti, per cui per motivi esclusivamente di bottega non intendono approvare quegli strumenti urbanistici, non si presentano da tempo in commissione facendo mancare il numero legale».
Il fatto grave – proseguono – è che su i cittadini ricadono i costi della progettazione e tutte le spese conseguenti alla non realizzazione delle opere, ma soprattutto la collettività viene penalizzata sul piano economico: bloccare tali iniziative in questo momento di crisi significa non occupazione e quindi privare di ossigeno anche le attività commerciali che sono in difficoltà. Non solo vengono meno realizzazioni di opere, come viabilità, zone verdi e servizi (parcheggi, sottopasso ferroviario, strade di collegamento, giardini, ecc)». I consiglieri che fanno mancare il numero legale, è la conclusione, «debbono rendere conto del danno che producono alla collettività impedendo la realizzazione di due piani urbanistici che hanno richiesto fatica, denaro e impegno civico e anni di lavoro».
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