Sicurezza
I novant’anni di Rodolfo, il partigiano che balla il tango
CARRARA. Domani compirà novant’anni. Portati con grinta, quella di un partigiano combattente che continua a vivere con grande gioia e a dedicarsi alla sua passione, il ballo: «Ora il mio forte è il...
CARRARA. Domani compirà novant’anni. Portati con grinta, quella di un partigiano combattente che continua a vivere con grande gioia e a dedicarsi alla sua passione, il ballo: «Ora il mio forte è il tango, per quelli più veloci non ho più il fisico - dice - Ma non perdo un sabato al circolo dei pensionati di Marina».
Rodolfo Bordigoni ha vissuto una vita davvero intensa: fatta di fame, freddo, grandi passioni e un obiettivo, che ha inseguito per anni, quello della libertà, per sè e per la sua gente.
Non si direbbe a vederlo oggi, con il volto pacioso e il fisico segnato dagli anni, che nelle montagne della Lunigiana Rodolfo era uno dei partigiani più attivi.
Ha combattuto nei momenti più delicati della Resistenza apuana nel territorio di Caprignano, a Fosdinovo, proprio dove agiva il comandante tedesco Reder: «Il monco lo chiamavano tutti, perché aveva perso una mano in Russia - ricorda - era terribile: quando facevano i rastrellamenti faceva sparare a occhio, dove andava andava, non c’era pietà per nessuno».
La storia di Rodolfo comincia da lontano. «Io ho sempre vissuto ad Avenza, in via Covetta - racconta - Dopo l’8 settembre del 1943 vennero a casa mia in sei, due italiani e quattro tedeschi. Uno di questi ultimi mi disse: domani la tua casa è kaputt. Dovevano posizionare un cannone in via Vigna, la mia casa sarebbe stata di intralcio».
E così Rodolfo e la famiglia sono sfollati da alcuni parenti, a Caprignano, Fosdinovo.
Qui i sacrifici sono stati davvero tanti: «Si mangiava solo castagne e io ero diventato pure cuoco: le facevo abbrustolire nel canniccio e poi le portavo a macinare. Poi mangiavamo la farina così, senza nulla, o il castagnaccio».
In Lunigiana Rodolfo continua a combattere per la causa partigiana. «A fine novembre, nel 1944, sono stato ferito alal schiena, insieme al comandante Ivo Galletto- racconta - Ci fu un grande rastrellamento, di Vallecchia, La Miniera e Caniparola. Misero le mine anche nei viottoli, quelli che la gente del posto percorreva per trovare riparo nei canaloni che scorrevano sotto i paesi. Su una mina ci sono rimasto anch’io: fui ferito alla schiena».
Anni duri e difficili quelli che ha vissuto Rodolfo che domani taglia il traguardo dei 90 anni. E festeggerà con i cuoi cari in un ristorante della Lunigiana: «Vicino al museo della Resistenza». E poi, naturalmente, sarà pronto per il ballo, per i suoi tango al circolo dei pensionati.(a.viv.)
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