Sicurezza
Dalla mamma e al lavoro con l’auto dell’ente: denunciato
Nei guai per peculato un dipendente dell’Unione dei Comuni: la macchina è stata vista nell’aia della casa della madre
FIVIZZANO. Potrebbe costare caro, a un dipendente dell’Unione dei Comuni Montana Lunigiana (l’ex Comunità Montana della Lunigiana) aver utilizzato l’auto di servizio dell’amministrazione per andare a trovare la mamma, andare a prendere i figli a scuola e, ovviamente, anche al lavoro. E’ infatti scattata l’accusa di peculato.
La vicenda è emersa ieri, a a quanto sembra era da qualche tempo che il dipendente pubblico era finito nel mirino dell’Arma dei Carabinieri.
Vi sarebbero state infatti delle segnalazioni, sulla base delle quali sono scaturiti i controlli incrociati, messi in atto con cura anche perché vi è una particolare attenzione in questo periodo nei confronti dei reati contro la pubblica amministrazione.
E che, se confermato nel prosieguo delle indagini preliminari, si tratti di una cattiva gestione dei ben pubblici, non sembra proprio esservi dubbio.
Da valutare, fra l’altro, il danno effettivo nei confronti dell’Unione dei Comuni: bisogna capire se quei chilometri da casa al lavoro, a scuola, e a casa della mamma, siano davvero proseguiti nel tempo, come i carabinieri stanno cercando di ricostruire.
Con i prezzi di oggi del carburante, e mettendoci anche l’usura dell’auto, si fa presto ad arrivare a qualche centinaio o a ddirittura, a seconda del periodo di tempo, migliaia di euro. E resta la gravità dell’ipotesi di reato, che è peculato. Si tratta infatti di una arbitraria gestione dei mezzi e dei beni di proprietà pubblica.
A quanto è emerso, un dipendente dell’Unione dei Comuni della Lunigiana è stato posto sotto osservazione dai Carabinieri di Fivizzano che hanno potuto accertare come questi utilizzasse quotidianamente un’auto dell’ente per recarsi da casa al lavoro e viceversa, per accompagnare i figli e per andare a trovare la propria madre a diversi chilometri di distanza. E’ stato proprio il notare la continua presenza della vettura, bianca con sui lati ancora il vecchio nome dell’ente pubblico, nell’aia di una casa in una piccola frazione di Fivizzano che ha insospettito i militari i quali dopo poco tempo hanno avuto la certezza che l’uomo, un fivizzanese di circa 55 anni, utilizzasse la vettura aziendale per scopi assolutamente estranei all’attività lavorativa.
L’accusa come detto, è adesso, nei confronti dell’uomo, di peculato (articolo 314 del codice penale) e quindi il rischio di passare - al termine delle indagini e dei vari gradi di giudizio - da sei mesi a tre anni in carcere, un periodo che potrebbe allungarsi notevolmente se gli verrà addebitata anche la continuazione del reato, ovvero l’aver continuato nel commettere le stesse violazioni per diversi mesi, circostanza in corso di accertamento.
Ma l’uomo non è l’unico su cui gli occhi dell’Arma si sono puntati, anche i suoi responsabili sono sotto esame adesso, l’obbligo di vigilanza spetta infatti ad essi primi, ed aver omesso il controllo potrebbe portare ad ulteriori sviluppi dell’inchiesta.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
