Sicurezza
Tangenti, Nannini vince anche in appello
La corte della Lanterna ha respinto il ricorso della procura contro l’assoluzione del vigile
MASSA. La corte di appello di Genova ha rigettato il ricorso della procura di Massa, confermando l’assoluzione di primo grado («perché il fatto non sussiste») del vigile Graziano Nannini, rimasto coinvolto nell'inchiesta per corruzione all'Ufficio condoni del Comune di Massa.
L'incubo del vigile Nannini era iniziato il 20 dicembre del 2006, quando era andato a casa di Paolo Inghirami (l'imprenditore quarantenne vittima della richiesta di tangenti per un condono) con una cartella e gli aveva detto secondo l'accusa: «Vediamo di sistemare questa faccenda». Per Inghirami era una chiara intimidazione legata al duo De Vita-Aramini. Il geometra Antonio De Vita e Katia Aramini erano usciti dal processo patteggiando la corruzione, Nannini su indicazione del suo avvocato - il professor Adriano Martini - aveva chiesto il processo per dimostrare la propria innocenza. E la scelta è stata vincente. Sia in primo che in secondo grado di giudizio. La visita a Inghirami altro non era che un normale controllo.
Oltre alla vicenda delle tangenti, Nannini è stato protagonista di un altro caso giudiziario. Finito prima di cominciare: era stato il gup a dire che il vigile non doveva essere rinviato a giudizio. Era accusato di aver dichiarato il falso in un verbale. Nannini al termine dell’udienza si era avvicinato al pubblico ministero Federico Manotti e gli aveva stretto la mano dicendo «mi dispiace di averle fatto perdere del tempo dottore». Sempre difeso dall'avvocato Adriano Martini, l’agente municipale è uscito pulito da tutti e pre i procedimenti. Del resto nonostante tutto è sempre rimasto al suo posto, con il solito sorriso e soprattutto con la gente che continuava a fidarsi di lui. «Ho quasi paura a dire che è finito un incubo perché l’altra volta poi era spuntata fuori un’altra accusa - ride -. Certo sono stati anni difficili, ma l’importante è che tutto si sia concluso nel migliore dei modi. Io ho sempre collaborato con i magistrati, forse i miei processi si sarebbero potuti evitare. Vabbé ormai è andata così, ma se mi permettente sono davvero felice».
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