Il Tirreno

Provincia, tutti a casa In arrivo il commissario

Provincia, tutti a casa In arrivo il commissario

Decadono a fine mese presidente, giunta e consiglio, niente elezioni Un risparmio di circa 700mila euro l’anno. Ma sul futuro ci sono mille incertezze

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MASSA. Tutti a casa: tra meno di un mese la Provincia così come l’ abbiamo conosciuta non ci sarà più. Gli organi politico-istituzionali, cioè presidente, giunta e consiglio, decadranno, per fine mandato (a Palazzo Ducale si votò nell’aprile 2008 in concomitanza con le comunali). E non saranno rinnovati. Al loro posto arriverà un commissario, che condurrà l’amministrazione provinciale fino alla fine del 2013. A quella data anche tutte le altre province d’Italia saranno subiranno la stessa sorte, cioè saranno commissariate.

Ma su questo percorso ci sono mille incognite. La prima è che neanche la data dell’arrivo del commissario è certa: il 29 aprile, cioè la data della proclamazione della elezione di Osvaldo Angeli (e del consigli provinciale) o il 27 maggio, data in cui si sarebbero tenute le elezioni per il rinnovo degli organi amministrativi? Incertezza anche sul commissario. In molti scommettano che sarà lo stesso presidente Angeli ad essere nominato a questo incarico. Potrebbe arrivare, invece, un commissario di nomina prefettizia. «Non sappiamo nulla di sicuro nè sulla data del commissariamento nè sulla nomina, attendiamo illuminazioni dal ministero», ammette Angeli.

Ma le incertezze più grandi riguardano quel che succederà alla fine del 2013. La legge di stabilità, varata da Monti e approvata a fine dicembre 2012 ha spostato al 31 dicembre 2013 il termine per la riforma delle province. «L’orientamento del governo Monti – sostiene ancora Angeli – è quello di andare al superamento delle province come enti intermedi e alla trasformazione in ente di secondo livello». Questo vuol dire che le province perderanno l’autonomia e diventeranno un organismo formato da rappresentanti di altri enti. Cioè dai Comuni. Il problema è però che Monti intendeva affidare il compito della riforma al nuovo governo, mentre ad oggi un nuovo governo ancora non c’è, Monti è ancora in carica ma non si sa fino a quando.

«Quel che non è dato ancora di capire inoltre – prosegue il presidente – è poi quali funzioni manterranno questi enti e quali passeranno in capo ai comuni o alla regione. Il modello siciliano (la giunta Crocetta ha anticipato tutti e ha abolito le province della Sicilia) è quello dei consorzi volontari tra comuni, che assumono le competenze e le funzioni prima a carico delle province. Vedremo se si tratta di un modello esportabile. Io auspico una legge di carattere costituzionale che ri-definisca in modo chiaro e razionale gli enti locali».

Sullo sfondo, la questione dei dipendenti di palazzo rosso, i quali dovranno essere re-inquadrati per divenire dipendenti dei Comuni, della Region o dei futuribili consorzi. Insomma l’incertezza domina in questa partita, del resto contrassegnata da anni di stop ang go, riforme abortite, accorpamenti ritirati. Basti pensare che lo scorso anno di parlava di cancellazione di tutte le province al di sotto dei 200mila abitanti, poi di unioni fra enti vicini in super province di conformazione diversa (si discuteva di un super agglomerato con Livorno, Pisa e Livorno, poi di un’unione con Lucca).

L’unica cosa sicura appare dunque il commissariamento degli organi di governo. Una misura presa con l’obiettivo di contribuire al contenimento della spesa pubblica che porterà a un risparmio globale stimato di 700mila euro l’anno.

Claudio Figaia

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