Il dolore
Marmo, pronto un ricorso all’Europa
Codici: «Lavorazione in loco possibile, illegittimi gli accordi con gli imprenditori e le concessioni a 29 anni»
CARRARA. L'associazione Codici torna a intervenire sul pianeta marmo. «L’Amministrazione ha evidenziato la non applicabilità di due argomenti della Proposta di Deliberazione dell'Associazione Co.di.ci. e di Legambiente - si fa notare - dichiarando che esporrebbero il Comune a ricorsi alla Corte di Giustizia Europea per discriminazioni in materia di mancato rispetto delle condizioni di libero mercato e di competitività. Non si potrebbe inserire la clausola di concedere un premio di maggiore produzione alle società che si impegnassero a lavorare il materiale in loco. L'altro, sarebbe l'impossibilità di stabilire l'esistenza di proprietà private di terreni su cui sono state aperte cave. Al primo, rispondiamo che stiamo già raccogliendo innumerevoli pareri, di noti avvocati che sconfessano questa pretestuosa ipotesi», sottolinea l’associazione Codici. «Per il secondo punto, i dirigenti si dimenticano che esiste un Catasto e una Conservatoria per verificare lo stato giuridico delle aree. La libera concorrenza e il libero mercato, sono invece calpestati dall'attuale regolamento, principalmente dall'accordo con gli occupanti per il canone e per la durata delle Concessioni in 29 anni rinnovo automatico, senza scadenza, perpetue, che impediscono a qualsiasi società di subentrare nell'escavazione, anche con offerte maggiori per materiali pregiati».
L'Associazione Co.di.ci. preannuncia che ha interpellato Consiglieri Regionali per le loro competenze in materia e un Eurodeputato, che sta predisponendo un ricorso alla Comunità Europea. L’associazione sostiene che l’export di blocchi di marmo grezzo, è in aumento: «Si fattura il materiale sotto costo, con il restante valore pagato in contanti, o attraverso società di comodo con sedi in paradisi fiscali. Quanto sopra esposto provoca chiusure di segherie, laboratori, perdita occupazionale, evasione fiscale e impoverimento dei cittadini, peraltro vessati da ogni genere di balzelli Comunali come Tarsu, la più alta in Italia, Gaia, Imu etc.. L’Amministrazione comunale ancora una volta pare più interessata alla difesa e al mantenimento delle evidenti illegalità, piuttosto che essere garante di una corretto uso della proprietà collettiva (cave di marmo). La collettivizzazione delle perdite e la privatizzazione degli utili ai "soliti amici" è l'imperativo categorico di chi da troppo tempo amministra in maniera scellerata il nostro territorio».
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