Il Tirreno

Volpi: «Un Comune più efficiente»

di Manuela D'Angelo
Volpi: «Un Comune più efficiente»

Le idee del professore: «Manutenzione straordinaria del territorio, è finita la stagione delle grandi opere»

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MASSA. Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea e di Geografia politica ed economica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, dal 2008, dopo essere stato eletto in Consiglio Comunale nella lista Impegno per Massa, è stato assessore al Bilancio, alle Finanze e al Patrimonio del comune di Massa, poi dimessosi per partecipare alle Primarie di centro sinistra. Lo chiamano affettuosamente "il professore" e i suoi incontri con la cittadinanza sono "conversazioni" a cui tiene tantissimo: «Non mi sarei mai candidato, se non ci fossero state le primarie- inizia Volpi- perché credo nella legittimazione del candidato, in un periodo in cui la politica è in profonda crisi. Misurarsi con le primarie mi è sembrata la strada giusta. Oggi mi metto in gioco e se non vincessi non ho intenzione di fare l'assessore come premio di consolazione, farei anzi il militante a sostegno di chi vince» .

Che giudizio ha della passata amministrazione?

«Io valuto soltanto Alessandro Volpi e il giudizio lo affido ai cittadini. Dobbiamo inaugurare una stagione nuova, perché è cambiato tutto. Le primarie, appunto, daranno un giudizio di merito sulla mia persona, la mia proposta, le mie idee. Mi voglio far giudicare perché non ha senso che qualcuno dia giudizi su se stesso, dobbiamo presentarci per il nostro curriculum e questa sfida mi piace».

Che caratteristiche dovrà avere il nuovo sindaco ?

«Massa è una città con tanti problemi e per questo credo che un po' di esperienza ci voglia. Chiunque vinca, prima le primarie poi le amministrative, dovrà salire al terzo piano del comune, accendere il suo pc ed essere in grado di far partire la macchina comunale. Non potrà fare apprendistato, non avrà nessun lasso di tempo per impratichirsi. Si troverà con una amministrazione che non avrà le caratteristiche del passato, avrà meno risorse e gli strumenti andranno rivisti. Una città che ha bisogno di un enorme impegno e grandi capacità. Poi ci vorrà capacità di autocritica, bisogna migliorare quello che è stato fatto, perché ora non basterà più».

Quali sono le sue priorità?

«Sono appassionato all' idea di migliorare l'efficacia della macchina amministrativa, perché una buona politica si fa partendo da strumenti funzionanti. Vedo una amministrazione composta da un massimo di 5 assessori, non solo perché costano meno. 5 assessori sono 5 centri di costo, senza conflittualità tra stessi assessorati; bisogna razionalizzare, rendere ogni assessorato più leggibile per il consiglio, ridurre le commissioni. Saranno macro assessorati territoriali. Faccio un esempio: lavori pubblici, viabilità, ambiente e protezione civile, affinché nessun tema della viabilità venga affrontato sganciato dai lavori pubblici, o dalle problematiche ambientali. Dobbiamo creare motori di visione complessiva. So che sono responsabilità complesse, ma è necessaria un'unica visione politica. Poi ci sarà bisogno di sforzi specifici: meno dirigenti, nel rispetto delle normative, un solo amministratore delegato per tutte le società partecipate e azzeramento dei cda»

Ci saranno pochi finanziamenti. Come si farà?

«E' finita la stagione per immaginare grossi interventi o annunciarli, sapendo che non potranno essere realizzati. Il mondo è cambiato e i vincoli sono cresciuti. Potremo fare investimenti con capitali privati o con le nostre limitate risorse ma, per il patto di stabilità, avremo una capacità limitata, le regole sono queste. Dovremo fare delle scelte. La mia è: concentrarci sulla manutenzione straordinaria del territorio, messa in scurezza di scuole, palestre, parchi e difendere il territorio dal dissesto idrogeologico».

E sui fondi europei?

«Vanno intercettati, ci vuole un ufficio apposito che cerchi i fondi, una struttura potenziata, vista anche come opera di consulenza per aziende e singoli gruppi che non hanno le competenze per partecipare ai bandi europei. Ma dobbiamo stare attenti: i fondi europei sono a quota parte, che il comune deve computare dentro la finestra che è il suo patto di stabilità, tutto non si potrà fare. Altra cosa sono i fondi che hanno a che fare con il turismo, i servizi, i beni culturali dove ci sono bandi finanziati al 100%; lì dobbiamo lavorarci»

Un'idea per la cultura?

«Non immagino più un assessorato che definisca da solo le politiche culturali; dobbiamo rovesciare la prospettiva. La città ha singoli cittadini artisti, ha case editrici, ha giovani che suonano, ha associazioni culturali: facciamo quattro manifestazioni in meno e mettiamo risorse per gli spazi pubblici, oggi a pagamento, che diventino gratuiti. Qualsiasi struttura per essere affittata ha bisogno di un service, della Siae, ha un costo elevato che i nostri cittadini non possono spesso permettersi. Mettiamo lì le risorse per costruire un cartellone di iniziative auto prodotte dalla città. La villa della Rinchiostra, ad esempio, dovrebbe diventare una fondazione sul modello della Versiliana, con un comitato di gestione. Chiediamo alle intelligenze massesi di costruire un cartellone di eventi al posto nostro. Poi cerchiamo anche di intercettare gli eventi che girano con una convinzione: la cultura va volentieri dove c'è cultura. Difficile che un grande artista venga dove non si sente acclimatato».

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