Toscana
Alla faccia dei tagli vanno a far nascere bambini in Etiopia
Missione umanitaria per due infermiere e un’ostetrica «Abbiamo lavorato con pile e candele, ma che emozione»
FIVIZZANO. Hanno fatto nascere bambini con la luce di una candela o di una pila. Hanno fatto partorire madri arrivate su barelle di paglia. Un’esperienza di lavoro indimenticabile quella vissuta in Etiopia da Francesca Nobili, Mafalda Novelli ed Elisabetta Cecchini. Le prime due lavorano come infermerie al 118 di Fivizzano, la terza è ostetrica al distretto di Aulla. Unite dal desiderio di intraprendere un viaggio umanitario, hanno colto la volo l’opportunità di un progetto che l’associazione Engera di Firenze porta avanti da 8 anni in questa terra dell’Africa orientale. Per Cecchini è stata un’emozione ancora più grande, visto che dopo 9 anni - ovvero dalla chiusura del punto nascita dell’ospedale di Fivizzano, tagliato come gli altri della Lunigiana - è tornata a compiere l’operazione più “bella” del suo mestiere di ostetrica.
La missione. Il viaggio delle tre lunigianesi è iniziato lo scorso 28 febbraio. «A nostre spese - racconta l’ostetrica - e facendoci così carico di un viaggio da 600 euro, siamo partite per questa missione nella clinica cattolica di Zizencho, un piccolo villaggio a 250 chilometri dalla capitale Addis Abeba. Una struttura gestita da due suore indiane, che ogni giorno vede almeno un centinaio di pazienti». Missione resa possibile, come detto, dall’Onlus fiorentina che «insieme alla Regione Toscana porta avanti questo importante progetto di cooperazione internazionale».
Lavoro ed emozioni. La missione è andata avanti per 15 giorni. «Le emozioni più grandi personalmente - racconta Cecchini - le ho vissute in sala parto. Durante la nostra permanenza abbiamo fatto nascere ben 9 bambini. Abbiamo lavorato in condizioni completamente diverse da quella a cui eravamo abituate in Italia. Un esempio: l’energia elettrica in quel centro viene prodotta da un generatore alimentato da tre pannelli solare. E allora è successo di far partorire utilizzando una pila o una candela». Altro aspetto che ha segnato l’esperienza dell’ostetrica è l’approccio al parto di queste donne. «Le vedevo arrivare su barelle di canne e paglia e non lamentarsi assolutamente del dolore. È vero che in molti casi stiamo parlando di donne che hanno già avuto varie gravidanze, talvolta anche una decina, ma la dignità con cui entrano in sala parto è esemplare. Da aggiungere che dopo un’ora dal parto tornano a casa. Non nascondo che è stata una bella emozione tornare dopo quasi una decina di anni in una sala parto, ma comunque tutta la missione è stata meravigliosa dal punto di vista dell’arricchimento umano e professionale».
Il contributo alla missione. Per la missione appena conclusa è stato prezioso il contributo delle Pubbliche assistenze di Fivizzano, Casola, Monzone, Comano e Zeri a alle quali v ail ringraziamento delle due infermiere e dell’ostetrica. «In particolare alla Pubblica assistenza Avis di Fivizzano con il suo presidente Edmondo Ercolini, che ha messo a disposizione un pullmino che ha trasportato le tre lunigianesi, - insieme a trenta valigie contenenti vestiario, materiale sanitario e generali alimentari di prima necessità - da Fivizzano all’aeroporto di Fiumicino». E un grazie va a tutto il personale del pronto soccorso del Sant’Antonio di Fivizzano, che ha supportato le colleghe contribuendo all’iniziativa. «Così come il farmacista Matteo Pinelli, che ha reperito un grosso quantitativo di materiale sanitario e quanti hanno collaborato alla distribuzione di denaro».
Marco Landini
Mario Moscadelli
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