Il Tirreno

Le storie di Caina e le false telecamere

Le storie di Caina e le false telecamere

Presentato il volume con le testimonianze degli inquilini delle storiche case popolari abbattute nel 2011

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CARRARA. Dalla vicenda di Rita Marchi, "dama di compagnia" della famiglia Fabbricotti, a quella di Teresa Valenti, costretta a mettere un falso avviso di telecamera per spaventare possibili malintenzionati. Dalle foto di famiglia con bambini alle drammatiche lettere del carcerato "Primino" ai familiari per avere dei soldi. Queste le tante storie e vicende legate a Caina, uno dei quartieri storici di Carrara, balzato agli onori della cronaca per l'abbattimento spettacolare di due anni fa. Una vicenda, quella dei tre palazzi di cinque piani di via Torano, raccontata sia in una mostra fotografica "Caina. Una forma dell'abitare (1947-2011)" al Centro Arti Plastiche, sia un libro omonimo, curato dall'associazione Osservatorio Spontaneo Apuano ed edito dalla casa editrice Minimo Comune Multiplo. Avvalendosi delle fonti archiviali dell'ERP e della società demolitrice, i due giovani studiosi, Corrado Magliani e Barbara Galli, hanno deciso, due anni fa, di ricostruire la vicenda di questa parte del territorio carrarese, combinandola con le fonti dirette di chi là vi aveva vissuto.

Erette fra il 1950 e il 1952, le abitazioni di Caina erano destinate principalmente agli sfollati della guerra, divenendo poi la residenza della classe lavoratrice, e non solo, del territorio. Con gli anni '70, però, il nuovo metodo di trasporto su gomma (camion) e lo spostamento dell'epicentro della vita economica carrarese verso il mare, hanno determinato il declino di questa zona. Al deterioramento delle strutture ha fatto seguito poi l'abbattimento del 2011, con l'intento di rilanciare la zona mediante un nuovo piano edilizio, che si avvierà questo aprile. «Non è stato raro fra coloro che abbiamo contattato per la conduzione della ricerca – ha spiegato Magliani, –che alcuni abbiano rifiutato espressamente di parlare di momenti difficili della loro vita». I risultati di questa ricerca sono stati presentati ieri pomeriggio, alla presenza di un folto pubblico, compresi l'assessore alla cultura Giovanna Bernardini, e il presidente dell'Eep, Luca Panfietti. «L'abbattimento di Caina è stato vissuto da me con dolore – ha detto la Bernardini, –ma lo spirito è quello di distruggere per ricostruire meglio». Un parere condiviso anche da Giorgio Valdettari, il quale ha vissuto fino ai 24 anni di fronte ai tre palazzi di via Torano, che, nel suo breve racconto in dialetto carrarino "Le kà operaie", ha voluto rendere omaggio a questo pezzo della storia locale. La mostra resterà aperta fino al 13 aprile, con ingresso al costo di 2 euro.

Luca Menconi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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