Il Tirreno

Sabbia, setti e tempi lunghi Stop al contratto, è guerra

di Francesca Ferri
Sabbia, setti e tempi lunghi Stop al contratto, è guerra

La Provincia accusa di gravi inadempienze le ditte che avevano in appalto i lavori La replica: progetto esecutivo mai validato e contabilità non conforme alla legge

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MASSA. «Confusione costante tra lavori contrattuali ed extracontrattuali con una non consegna delle opere strumentalmente mascherata come consegna parziale»; progetto esecutivo posto a base di gara che «non risulta mai essere stato validato»; contabilità tenuta dalla dirigenza dei lavori preposta dalla Provincia «in maniera assolutamente non conforme alle disposizioni di legge»; atto transattivo che «non ha mai avuto attuazione».

L’associazione temporanea di imprese Maremassa (formata da Doronzo infrastrutture srl, Lungarini spa e Prama srl) che aveva in appalto dalla Provincia i lavori antierosione, è stata messa alla porta. Ma non ci sta. Due giorni fa Palazzo Ducale ha ufficialmente rescisso il contratto stipulato nel 2009. La Provincia rimprovera all’Ati, capitanata dalla ditta Doronzo, molte cose, tra cui gravi ritardi nell’esecuzione delle opere stimabili in 2 milioni e 588.315 euro di danno. La Maremassa rinvia al mittente le accuse e, bollando il procedimento di risoluzione come «indebitamente attivato», annuncia un’opposizione che passerà, con ogni probabilità, per un tribunale. Quali sono, dunque, le contestazioni della Provincia e come replicano Doronzo e le consociate?

I materiali. La Provincia contesta innanzitutto il tipo di materiale usato per i geotubi, i salsicciotti in tessuto che, installati in modo perpendicolare al litorale e riempiti di sabbia, dovevano trattenere la sabbia stessa e arginare l’erosione. Per l’ente di piazza Aranci sarebbero diversi rispetto a quelli stabiliti nel capitolato. Le ditte ribattono che, quando si sono accorte che il tessuto non teneva, lo hanno fatto presente alla Provincia, ma non hanno potuto rimandare al collaudatore la definizione finale del problema perché la Provincia non ne aveva nominato alcuno. La Provincia, inoltre, non avrebbe mai risposto alle note della ditta.

La sistemazione dei setti. La Provincia accusa poi le ditte di non aver provveduto a sistemare i setti ed eliminare le molte discontinuità che, dopo la posa (finita a febbraio 2011), erano state evidenziate in alcuni sopralluoghi. Le ditte, dal canto loro, si difendono dicendo che la Provincia non ha mai voluto valutare in contraddittorio la situazione e che la discontinuità lamentata potrebbe essere stata causata dal tipo di fondale o dal tipo di materiale con cui si sono riempiti i geotubi. La Provincia, per Maremassa, non si sarebbe mai presa la briga di eseguire indagini sul fondale o di specificare quale era la sabbia più adatta a non rovinare i geotubi.

I tempi. Palazzo Ducale contesta poi alle ditte di non aver tenuto fede alla promessa di usare mezzi che avrebbero accorciato i tempi di lavorazione di ben 109 giorni. Il cantiere, insomma, si sarebbe dovuto chiudere entro 371 giorni e non 480 come previsto dal contratto, tolte le giornate di maltempo. Oggi contesta, però, il computo dei giorni e, visto che sono stati abbondantemente superati i termini, chiede quasi 1,4 milioni di danni.

Maremassa, di contro, obietta il calcolo effettuato dalla Provincia e sottolinea la confusione nello stabilire le date previste per la fine lavori: prima il 30 marzo 2012, poi l’8 ottobre 2011. Non hanno aiutato, poi, i vari stop imposti da ordinanze della Capitaneria e del Comune in coincidenza con la stagione balneare e la valutazione degli eventi meteorologici.

La quantità di sabbia. L’accusa più dura che muove la Provincia è, però, relativa alla fornitura e contabilizzazione della sabbia. Secondo Palazzo Ducale, in sostanza, la ditta avrebbe usato meno sabbia rispetto a quella che serviva, pur dichiarando quantità maggiori. «Un fatto – scrive la Provincia – che potrebbe integrare gli estremi di fattispecie penalmente rilevanti». Insomma, un reato. Un’accusa che Doronzo, Lungarini e Prama respingono fermamente e bollano come «illazione» e «pura fantasia», minacciando a loro volta querele. E vanno oltre, mettendo nero su bianco che «in tutte le operazioni di contabilizzazione relative alle prestazioni di dragaggio e trasporto extracontrattuali, realizzate nel 2010 e nel 2012, ha sempre fattivamente partecipato anche il soggetto firmatario della nota... talché non si comprende per quale ragione eventuali censure non siano state sollevate tempestivamente».

Chi abbia ragione e chi torto, probabilmente, sarà un tribunale a deciderlo. L’unica cosa chiara, purtroppo, è questo bisticciare ha un unico, doloroso effetto: a tre mesi dall’estate, la spiaggia non c’è e venti stabilimenti rischiano davvero di rimanere al palo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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