Lutto
«La nostra vita sparita nelle onde»
La disperazione di Susanna Bertelloni del bagno Roma. «In 3 anni il disastro»
MASSA. «Più che rabbia è desolazione per non essere riusciti a sfondare un muro di gomma. Non era come andare sulla Luna: era facile sistemare tutto. Più facile riuscirci che non. E invece ecco come ci ritroviamo».
A parlare è Susanna Bertelloni, titolare del bagno Roma ai Ronchi, uno degli stabilimenti balneari praticamente scomparsi a causa dell’erosione dove, come per ironia della sorte, il 13 marzo scorso è scoppiato un incendio – di cui ancora si ignorano le cause – che ha bruciato diverse cabine e causato danni per migliaia di euro.
Quando la incontriamo, Susanna è al lavoro con le sue due sorelle per smontare le cabine bruciate. Ci viene incontro ostentando un sorriso. «Da giorni smontiamo porte, trasportiamo sacchi pesanti, ma quando mi affaccio dalle cabine per vedere quello che è rimasto del mio bagno, mi chiedo cosa lo facciamo a fare».
Uscendo dal bar e guardando verso il mare sembra di entrare in uno scenario postapocalittico. Proprio davanti al bar si nota un geotubo distrutto, la spiaggia è completamente scomparsa e al suo posto le onde sbattono sopra una lunga scogliera posta perpendicolarmente al mare, a mo’ di protezione di quel poco che rimane dello stabilimento.
La passerella si interrompe bruscamente a metà, il giardino è stato in parte eroso e si notano piccole frane. Dei due gazebo che prima erano in giardino rimangono un paio di bastoni. I suoi due cani giocano sereni con i pezzi di legno delle cabine distrutte, ignari di quel che succede intorno.
«Non ho più un filo di spiaggia. Non un metro dove impiantare un ombrellone – continua Susanna –. Come posso sostenere la stagione così? Solo col bar? Ma chi viene se non ho ombrelloni? Aprire, aprirò lo stesso non appena mi renderanno agibile la zona, anche perché le spese ci sono comunque. Ma non so davvero come e cosa faremo».
Nella sua stessa situazione si trova anche un’altra dozzina di stabilimenti balneari dai Ronchi a Poveromo, come il Bemi, il Palmo Mare, l’Europa e i Cavalieri del Mare, le cui spiagge sono scomparse letteralmente sotto il mare.
Passando davanti a questi bagni sembra adesso di attraversare un quartiere abbandonato. A pochi giorni da Pasqua e a una manciata di settimane dall’estate non c’è nessuno al lavoro, a dipingere cabine o a dare aria agli ombrelloni.
«Quel che fa rabbia – prosegue Susanna – è che sembra ti prendano in giro. Non ti dicono le cose come stanno, cosa hanno intenzione di fare, e rimandano le decisioni di settimana in settimana. È come se uno, in punto di morte, va all’ospedale e gli dicono di tornare fra una settimana perché devono pensare a cosa fare».
Non solo uno sfogo. «Devono prendersi la colpa – conclude Susanna –. Sono 50 anni che viviamo davanti a questo mare; non ci vengano a dire che è colpa delle mareggiate rare. Io, fino a tre anni fa, cioè prima che iniziassero i lavori, avevo 40 metri di spiaggia. In tre anni è scomparsa. Non sono geologa, ma non serve la laurea per capire che è colpa dei lavori fatti male».
Melania Carnevali
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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