Il Tirreno

I fedeli riabbracciano l’Addolorata salvata dall’alluvione

di Gianluca Uberti
I fedeli riabbracciano l’Addolorata salvata dall’alluvione

Danneggiata dal fango nel 2011, la Madonna è tornata a risplendere nell’abbazia di San Caprasio

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CARRARA. I fedeli riabbraciano la statua della Madonna Addolorata, “curata” dal fango dell’alluvione. Erano una settantina le persone presenti ieri all'abbazia di San Caprasio ad accogliere il ritorno ad Aulla dell’amata statua, che regge sulle gambe un Gesù Cristo appena tolto dalla croce.

Un evento che segna un passo in avanti importante nel superamento del dramma vissuto nell'alluvione del 25 ottobre 2011, anche se i presenti hanno evidenziato l’assenza degli amministratori, sindaco Roberto Simoncini in testa.

Infatti, la sera dell'alluvione di quel 25 ottobre, la piena del fiume Magra travolse il museo di San Caprasio e l'antico gruppo scultoreo dell'Addolorata fu trascinato nel fango, con gravi danni alle statue e all'abito antico della Madonna. Un dolore nel dolore, insomma, in una giornata cha ha segnato profondamento (e continua ancor a a farlo) questo territorio.

Sono stati necessari sedici lunghi mesi di restauri per recuperare la preziosa statua e, finalmente, ieri alle 15,30, dopo un anno di lunghi e difficili lavori di restauro alla Soprintendenza di Lucca, la statua dell'Addolorata è tornata nell'abbazia di San Caprasio. Dove rimarrà per sempre con grande delusione dei fedeli, visto che tutti si aspettavano di rivederla nuovamente protagonista della processione del venerdì santo di domani sera: invece, le condizioni del gruppo scultoreo non consentono che venga di nuovo riportata all'aperto.

Quindi chi desidera ammirarla dovrà per forza di cose varcare la soglia dell'abbazia.

Nella sua centenaria storia la sacra immagine per due volte si era allontanata dalla chiesa. La prima volta dal 1943 al 1945, durante la Seconda guerra mondiale, il parroco la portò in salvo a Bibola e a fine guerra fu trionfalmente riportata ad Aulla. Dal 2011 al 2013, a seguito dell'alluvione, la statua, con l'interessamento dell'ufficio diocesano Beni Culturali, è stata portata nei laboratori di Lucca del museo di Palazzo Guinigi.

Si sono occupati del restauro, seguito dal responsabile della Soprintendenza, Claudio Casini, i restauratori Eleonora Rossi, Dida Di Giglio e Giacinto Cambini, i quali erano tutti presenti ieri pomeriggio e hanno descritto nei dettagli le tecniche utilizzate nel restauro e le difficoltà incontrate nel lungo lavoro di recupero che ha interessato le sculture della Madonna, di Gesù morto e l'abito ottocentesco della Madonna.

Al termine della breve cerimonia, il parroco, don Giovanni Perini, ha benedetto la statua con l'acqua santa, lasciandosi scappare una battuta: “Di acqua poca, però...”. La mente di tutti è subito corsa a quel maledetto pomeriggio di un anno e mezzo fa, quando di acqua e fango ne è corso un intero fiume, il Magra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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