Il Tirreno

«Alluvionata ad Ameglia e a Marina»

di Cinzia Carpita
«Alluvionata ad Ameglia e a Marina»

Nel secondo nubifragio di novembre si è ritrovata a mettere le lenzuola contro la porta per non fare entrare l’acqua

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CARRARA. Dice che a Marina dove risiede dal 2010 col figlio, si sente come se ci fosse nata e sempre vissuta, per come è stata accolta dagli abitanti; ma il suo pensiero va ogni giorno ad Ameglia dove è stata per 15 anni, dove i suoceri e l’ex marito hanno l’albergo ristorante Gori, vicino al ponte della Colombiera crollato il 25 ottobre 2011 a seguito dell’alluvione e della piena del Magra. Quel ponte spezzato è la sua angoscia, per i disagi enormi della popolazione delle due sponde. Ma Betty Gross, svizzera di origine, 50 anni, si preoccupa anche per gli alluvionati di Carrara: «Ho aderito alla petizione on-line lanciata dal Tirreno» per lo sblocco (fresco di firma da parte di Monti), dei 110 milioni di euro a favore della ricostruzione delle zone toscane disastrate dalle bombe d’acqua del novembre 2012.

Lei 4 mesi fa, nella casa di Marina est, ha avuto l’acqua alla porta, ma niente in confronto ai danni subiti quando abitava ad Ameglia. E per Ameglia spera nella riapertura, il più presto possibile, del ponte della Colombiera. «Gli esercenti hanno già subito 4 o 5 alluvioni, e sono alla disperazione, – dice – Ameglia, a causa del ponte crollato è diventata un paese fantasma. Chi lavora o frequenta le scuole al di là del fiume, deve sostenere spese supplementari notevoli. Sono a rischio, per l’ennesima volta le prenotazioni per la stagione estiva. Tanti si lamentano per la crisi, giustamente, ma la popolazione di Ameglia dal 2000 deve sostenere in più il peso dei danni delle alluvioni». Pensa all’albergo ristorante dei suoceri ai quali è affezionatissima, e al pizzaiolo del locale «Yuri Giannarelli, sempre in prima fila a spalare il fango». «L’unico risarcimento danni, ridicolo dopo tanta burocrazia, ci fu nel 2000: la stessa cifra che una signora alluvionata ebbe per ricomperarsi un vecchio congelatore». Scorre sul computer le foto dei danni di allora. «C’è anche il problema del Canalgrande. Ma credo che debba essere soprattutto dragato il Magra e che vada fatta una pulizia a monte». Pensa ai rimessaggi di barche che hanno subito le piene del fiume, a chi nella zona del Magra ha avuto case e negozi allagati dalla micidiale sequenza di alluvioni degli ultimi anni.

«E se non riaprono presto il ponte, Ameglia rischia di morire». Oggi per raggiungere le opposte sponde, occorre fare lunghi giri in auto, o utilizzare il servizio-barche che non consente però di traghettare le vetture. Il sindaco Umberto Galazzo martedì avrà un incontro con rappresentanti della Regione Liguria, proprio per fare il punto sulla situazione del ponte, che secondo gli ultimi aggiornamenti, dovrebbe essere riaperto ai primi di maggio. Betty Gross teme che potrebbe essere già tardi per salvare la stagione turistica ad Ameglia.

«Mi piange il cuore. I miei suoceri per l’albergo hanno lavorato tanto, oggi negli occhi di mio suocero che ha 80 anni, vedo una grande tristezza». Racconta della paura ogni volta che vedeva il cielo nuvoloso, e quando arrivavano frequenti telefonate della protezione civile per l’allerta meteo. «Ma sarebbe stato meglio riavere un altro metro di acqua in casa, anziché veder crollare il ponte». A novembre, a Marina, durante la prima alluvione era sotto la pioggia a stappare un tombino nella via di casa, «la seconda volta ho messo le lenzuola alla porta per fermare l’acqua, e non ho avuto il coraggio di uscire». «A Marina sto bene, ma vorrei tanto che riaprissero subito il ponte, per la salvezza di Ameglia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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