La manifestazione
«Tongiani ha dichiarato il falso»
Processo ex assessori e telefonini: il pm Soffio chiede l’imputazione della dipendente della Provincia
MASSA. Il sostituto procuratore Rossela Soffio accusa di falsa testimonianza Marina Tongiani, l’ex collaboratrice di Marco Andreani, e chiede al tribunale di indagare su quanto detto dalla donna in veste di testimone nella scorsa udienza del processo sui telefonini che vede sul banco degli imputati quattro ex assessori del Comune di Massa: oltre ad Andreani, Angelo Maurizio Morelli, Dina Dell'Ertole e Sabino Antonioli. Per loro l’accusa è di peculato.
Il pubblico ministero ha contestato alla Tongiani alcune delle cose che aveva riferito in aula nel novembre scorso, quando aveva detto che le oltre trecento chiamate fatte da Andreani alla sua utenza telefonica erano dovute a motivi di lavoro. La Soffio aveva insistito sugli orari - non proprio d’ufficio - chiedendo di precisare meglio. Ma la dipendente della Provincia aveva detto che nulla c’era da precisare. Ieri mattina il sostituto procuratore ha presentato una serie di documenti al collegio che a suo avviso contrastano con quelle dichiarazioni. E ha chiesto che Tongiani venga indagata per falsa testimonianza. Per ora è soltanto una richiesta. Sarà il collegio a decidere se dare seguito alla cosa.
Motivo del contendere sono le chiamate fatte da Andreani con il cellulare di servizio, che l’attuale presidente del consiglio comunale aveva in uso quando era assessore dell’Innovazione tecnologica. La maggior parte di queste effettuate di notte. Tongiani aveva detto che non c’era nulla di strano: «Dovevamo sentirci a quelle ore perché prima avevo da fare in Provincia». Sembrava un caso chiuso, ma il pm ha trovato delle carte che a suo dire dimostrano che il testimone non ha detto il vero.
Fin dall'inizio dell'inchiesta - che riguarda solo 6 mesi di mandato - i quattro ex assessori hanno sempre negato di avere usato per fini privati i telefonini del Comune. La guardia di finanza invece pensa il contrario: secondo le fiamme gialle gli assessori usavano i cellulari di lavoro anche per motivi personali. Le indagini erano partite dalla pubblicazione di articoli in cui si riferiva di una vivace discussione in consiglio comunale su elevate spese telefoniche. Da qui la richiesta delle bollette e dei tabulati degli ultimi sei mesi di mandato. Gli inquirenti si sono concentrati sulle fatture che superavano i 15 mila euro. Volpi testimone. Proprio su quella vivace discussione in consiglio comunale ha riferito in aula ieri mattina, in qualità di testimone, l’ex assessore al Bilancio Alessandro Volpi.
Il candidato a sindaco, appoggiato da una lista civica, ha detto che aveva deciso di tagliare drasticamente l’uso dei telefoni di servizio dopo aver letto le cronache dei giornali locali. L’ex assessore al Bilancio ha ricostruito con precisione quello che ha trovato quando ha cominciato a spulciare le spese sostenute nella passata gestione del Comune. Spese che aveva ritenuto eccessive. Come era stato poi dimostrato nei mesi successivi: l’intera nuova giunta aveva effettuato meno chiamate di qualunque degli ex assessori finiti nei guai. La prossima udienza ci sarà il 15 maggio.
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