Il Tirreno

«Ci ha rovinato l’esistenza, deve pagare»

di Fabrizio Palagi
«Ci ha rovinato l’esistenza, deve pagare»

La disperazione di Marina Palma in attesa del nulla osta per celebrare i funerali della madre. Terza visita dei Ris

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CASTELNUOVO MAGRA. «Non avremo pace finchè questo criminale non verrà preso. Oltrechè uccidere mia madre ha rovinato l’esistenza a tutti noi e adesso conta soltanto la sua cattura: chi ha fatto un simile scempio sul corpo della mamma non merita pietà».

Marina Palma parla con voce tenue e controllata, ma dal suo tono si può facilmente capire che dentro sta soffrendo da quando, a fine mattinata di giovedì scorso, esattamente una settimana fa, ha trovato il corpo ormai privo di vita della mamma, Marisa Morchi, immerso nel sangue.

La figlia attendeva, come ogni giorno, la fine dell’orario di lavoro per poi tornare a casa dove la madre le faceva trovare pronto il pranzo: ma giovedì scorso Marisa Morchi non aveva potuto fare quanto era di sua abitudine, perchè mani ignote, in orario compreso tra le 10,30 e le 13,30 (questa l’idea che gli inquirenti si erano fatti subito dopo il ritrovamento del cadavere mutilato) l’avevano uccisa barbaramente nella casa di via Palvotrisia dove abitava da sola.

Una furia cieca che si è abbattuta sul corpo della 77enne, colpita ripetutamente al capo e alle braccia da colui o coloro si erano introdotti nella vecchia casetta a pianterreno.

Nella mattinata di martedì scorso, i Ris sono tornati in via Palvotrisia, accompagnati dalla figlia Marina: un ulteriore sopralluogo per tentare di capire i lati oscuri di questa terribile vicenda, uno dei quali resta l’intrusione nella casa, avvenuta nella notte tra sabato e domenica scorsi, da parte di chi ha violato i sigilli apposti dalla magistratura.

«Non abbiamo ancora potuto fissare la data dei funerali - prosegue Marina Palma - perchè il medico legale ha chiesto tempo. Appena ci verrà dato il permesso, le esequie della mamma verranno svolte nella chiesa del Sacro Cuore. Però a quel punto ci sarà un’altra situazione da affrontare, stavolta di carattere strettamente privato. La mamma mi aveva più volte chiesto, al momento del suo funerale, di farlo svolgere in maniera molto riservata: niente fiori e persone accanto alla sua bara, ma solo noi tre, io e miei figli, dietro al feretro. Sarà difficile, visto quanto accaduto, rispettare la sua volontà, ma noi ci impegneremo a fare il possibile».

Fin qui per quanto riguarda la sfera degli affetti di Marisa Morchi.

In merito alle indagini, riserbo assoluto sia della famiglia che degli inquirenti: troppi risvolti ancora da chiarire, o forse, troppo presto per divulgare notizie.

Di certo gli inquirenti hanno qualche carta da giocare, ma prima di calarla sul tavolo attendono riscontri, prove certe, dettagli basilari.

E, mentre i Ris sono tornati (per la terza volta) nel pomeriggio di ieri per effettuare un veloce blitz nella casa dell’omicidio e nel capanno degli attrezzi, si allargano le congetture sul possibile movente del delitto, ma tutto resta a livello di illazioni, supposizioni, ipotesi, non supportate da dichiarazioni ufficiali.

Chi e perchè ha impugnato l’arma del delitto, ossia un oggetto pesante e tagoiente (ancora non è chiaro se si tratti di accetta, roncola o machete), per ora resta mistero.

Resta una sola, terribile, certezza: l’uccisione brutale di una 77enne che, stando a quanto si apprende, conduceva una vita semplice, divisa tra l’affetto per la figlia e i due nipoti, e quella casetta che tanto amava, al punto di volerci vivere da sola malgrado l’avanzare degli anni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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