Il Tirreno

«Quel pericolo segnalato invano»

«Quel pericolo segnalato invano»

Parlano i residenti di Lavacchio: ecco perché sono morti Nara e il piccolo Mattia

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. In attesa che i consulenti di accusa e difesa comincino a esporre le loro tesi sulla causa della frana di Lavacchio, costata la vita a Nara Ricci e al figlio di appena due anni Mattia Guadagnucci, ieri in aula hanno testimoniato il caposquadra dei vigili del fuoco che hanno prestato i primi soccorsi e i residenti di via Bergiola. Proprio questi ultimi, soprattutto il sindacalista Sirio Fornesi, che abita pochi metri prima della villetta schiacciata dal fango la notte del 31 ottobre del 2010, hanno manifestato tutto il loro disagio verso gli enti pubblici che non hanno accolto il loro grido di allarme: «Io abito a Lavacchio dagli anni Sessanta - ha detto Fornesi rispondendo a una domanda del pm Rossella Soffio -. Nel tempo ho fatto almeno cinque segnalazioni sia alla Provincia sia al Comune sul degrado della strada e sulla regolamentazione delle acque. Gli enti non mi hanno mai risposto. Quando piove lassù l’acqua tracima, anche perché quando puliscono la strada, mettevano i rifiuti a valle della griglia e con la pioggia tornavano al punto di partenza. Ripeto: io segnalavo e nessuno si prendeva la briga di rispondermi».

Fornesi aveva anche inviato un dossier fotografico, finito in chissà quale cassetto di chissà quale funzionario. Il testimone poi ha raccontato quella terribile notte: «Sentivo un rumore assordante di acqua che scendeva, poi il cane ha iniziato a grattare la porta. Ho aperto per farlo entrare e c’è stato il boato. Credevo una tromba d’aria. Sono uscito sul terrazzo e ho visto la montagna, sembrava venuta giù. Ho chiamato i soccorsi e quando sono andato in strada ho saputo quello che era successo ai Guadagnucci».

Prima del sindacalista a parlare era stato Eugenio Ventura, caposquadra dei vigili del fuoco che sono saliti a Lavacchio con la speranza di salvare Nara e Mattia: «C’era il fango alto un metro - ha detto il tecnico - proprio dove ci avevano detto che si trovavavo la donna e quel bimbo. Ho illuminato l’area con la torcia che avevo sul casco e ho visto il disastro a lato mare. Ho chiamato i colleghi e abbiamo cercato di scavare con le mani, chiamavo i dispersi ma non avevo alcuna risposta. È stata una notte davvero difficile quella, prima Mirteto (dove morì l’autotrasportatore Aldo Manfredi) e poi Lavacchio. Mi ricordo la pioggia insistente e mi ricordo anche che con un mezzo meccanico ho regimentato l’acqua che veniva giù come un fiume da via Bergiola. Una scena che difficilmente potrò cancellare».

Prossima udienza il 9 aprile, toccherà ai consulenti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Tasse, Tari, Imu e multe: da oggi parte la rottamazione degli arretrati – Come fare domanda subito

di Redazione web