Il Tirreno

Erosione, lavori in aprile e poi il maxi ripascimento

di Claudio Figaia
Erosione, lavori in aprile e poi il maxi ripascimento

Mentre la mareggiata fa sparire il litorale, arriva l’annuncio della Provincia Italia Nostra: stop scogliere, usiamo i giacimenti di sabbia al largo di Viareggio

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MASSA. Sono rimasti fermi per mesi, ripartiranno dopo Pasqua (cioè in aprile), a stagione balneare alle porte. L’annuncio della ripresa dei lavori di “difesa della costa” è stato dato ieri dall’assessore provinciale Fabrizio Magnani nel corso del convegno organizzato da Italia Nostra sull’erosione costiera. Un annuncio che arriva a poche ore dalla mareggiata che (la notte scorsa )si è di nuovo mangiata la spiaggia tra Ronchi e Poveromo e da cui si evince che, visti i tempi, difficilmente l’intervento sarà terminato prima dell’estate. «Garantiamo comunque, anche per questa stagione, interventi fuori progetto cioè l’apporto di sabbia nelle zone più colpite dall’erosione», hanno aggiunto Magnani e l’ingegner Stefano Michela, direttore dei lavori per conto della Provincia.

In altre parole, tutto come lo scorso anno: i lavori, iniziati nel 2009, non sono ancora finiti e dunque sarà necessario un ripascimento straordinario con centinaia di migliaia di tonnellate di sabbia sul litorale fra Magliano e Cinquale (ma apporti di sabbia sono previsti anche in altre zone), per salvare la stagione turistica.

Una conferma (l’ennesima) del sostanziale fallimento del progetto da 14 milioni di euro finanziato dalla Regione e gestito dalla Provincia?.

«Badate, non è così – avverte l’assessore Magnani – non tutto quel che è stato fatto è da buttare. Non è corretto sostenere che si sono spesi male 14 milioni: la maggior parte dei finanziamenti (7-8 milioni ndr.) sono serviti alle scogliere parallele alla costa che, laddove sono state costruite, hanno dato buoni risultati; e per il ripascimento. Poi, la Regione ha deciso lo stop alle barriere di massi, ritenute troppo impattanti e così si è andati alla soluzione dei geotubi. Che non ha dato i risultati sperati. Per questo si è deciso di modificare il progetto, sostituendo parzialmente i sacchi di sabbia con le scogliere». Il progetto, aggiunge Magnani, «è stato comunque condiviso da tutta la politica locale e dagli stessi operatori balneari».

A spiegare le modifiche tecniche all’intervento ci ha pensato invece l’ingegner Michela con una breve relazione da cui si è capito che ci saranno scogli emersi che partiranno dalla riva verso il largo per poi proseguire sotto il pelo dell’acqua e ricongiungersi con i setti già posizionati al largo. Per la parte a nord si utilizzeranno i massi di marmo già messi sulla spiaggia a protezione dei bagni. Per la parte a sud, i massi dovranno essere portati via camion.

Funzionerà? I dubbi dei balneari sono tanti; Michela ha ammesso che l’università sta facendo anche nuovi studi e simulazioni sull’effetto che scogliere parallele alla costa e “vasche”(come quelle realizzate a Partaccia) potrebbero avere sud del Magliano.

Intanto, da Italia Nostra arriva una proposta di segno diverso. Dato che l’erosione della costa è un fenomeno non definitivamente eliminabile ( «anche se il progetto fosse stato realizzato senza le criticità che hanno portato al contenzioso e allo scioglimento del contratto con la Ati Doronzo – ha detto Michela – ci sarebbe stato bisogno di ripascimento») perché non si ricorre ai giganteschi giacimenti di sabbia che si trovano al largo della costa tirrenica? «A 7-8 miglia da Viareggio, su un fondale di 50-100 metri – ha detto Marco Betti, ex assessore regionale alla Difesa del suolo – c’è una “miniera” di oltre 100 milioni di metri cubi di sabbia perfettamente compatibile con quella del nostro litorale. Un’altro accumulo da 170 milioni di metri cubi è al largo della Capraia. Questa è la strada da percorrere». «In Romagna – ha aggiunto Antonio Dalle Mura, presidente regionale di Italia Nostra – la filosofia delle scogliere è stata abbandonata a favore del ripascimento. Forse è tempo di farlo anche qui. Dove l’erosione della costa è principalmente provocata dal porti di Marina di Carrara». Dalle Mura ha chiuso instillando un dubbio: «Registro che i docenti universitari che studiano i progetti anti erosione sono gli stessi docenti che vengono chiamati a fare studi su come modificare quei progetti falliti. Forse bisognerebbe cambiare».

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