Il Tirreno

Spunta un testimone: l’ho sentita urlare

di Alessandra Vivoli
Spunta un testimone: l’ho sentita urlare

Il racconto: c’era un giovane, sembrava brasiliano, con cappuccio e i guanti Il macabro rituale: alla 77enne sono state mozzate entrambe le mani

4 MINUTI DI LETTURA





CASTELNUOVO MAGRA. Marisa Morchi, la 77enne brutalmente assassinata in casa, ha provato a difendersi. E ha gridato, forte. Qualcuno ha sentito le urla, ma, nessuno poteva immaginare l’orrore che si stata consumando in quella villette bassa di via Palvotrisia. Il killer si è accanito sull’anziana con una forza bruta: le ha spaccato il cranio e mozzato entrmabe le mani. Utilizzando un pennato o un’accetta, un attrezzo agricolo che però non è stato ancora ritrovato.

Spunta un testimone: l’ho sentita urlare. «Ho sentito delle urla di donna, intorno alle 10. Pensavo che qualcuno stesse litigando. Non ci ho dato troppo peso». Omicidio di Palvotrisia: spunta un testimone. È un vicino di casa della vittima, la 77enne Marisa Morchi, che nella mattinata di giovedì, prima delle 10, avrebbe prima visto scendere a piedi lungo la strada un giovane, che nei tratti del volto sembrava di origini brasiliane, di corporatura media, vestito con un paio di pantaloni marroni, una maglia chiara con cappuccio, scarpe sportive, modello Timberland, e i guanti scuri. Ma senza giaccone. E proprio questo particolare, e cioè che nonostante la temperatura rigida quel giovane stesse camminando solo in maglione, ma con i guanti, il testimone, che è già stato ascoltato dai carabinieri (le indagini, coordinate dal procuratore Luca Monteverde sono curate dal comando provinciale dei Carabinieri della Spezia) lo ricorda bene. Intorno alle dieci poi, lo stesso testimone, avrebbe sentito delle urla. E non sarebbe il solo dei residenti della zona dove è avvenuto l’omicidio, ad avere avvertito quelle urla. Questo è quanto trapela dalle indagini ed è su questo che si stanno concentrando i carabinieri che anche ieri mattina hanno passato al setaccio la zona sentendo di nuovo i testimoni. Una cosa è certa la povera Marisa Morchi, deve avere gridato prima di essere raggiunta dai terribili fendenti, che le hanno squarciato la gola e quasi staccato dalle braccia entrambe le mani.

Il killer si è mosso a piedi. E c’è un altro particolare che emerge il giorno dopo l’efferato omicidio: Il killer quasi sicuramente si è mosso a piedi. È arrivato nella casetta al numero 37 di via Palvotrisia a piedi e se ne sarebbe anche allontanato, dopo aver ucciso Marisa. Quindi, per gli inquirenti diventa importantissimo raccogliere ulteriori testimonianze. Sapere se qualcuno, anche passando in auto lungo via Palvotrisia, abbia notato qualcosa di strano. Sembra infatti che il killer non abbia avuto il tempo di cambiarsi d’abito (non sono stati ritrovate tracce di indumenti insanguinati) e quindi anche un minimo particolare, anche una persona che si stava allontanando di fretta, potrebbe rivelarsi molto importante ai fini delle indagini.

Il giallo delle refurtiva. È il movente dell’omicidio di Marisa Morchi il tassello mancante. E quello che potrebbe portare alla svolta della vicenda: ad oggi, lo ricordiamo, non è esclusa nessuna ipotesi. Manca all’appello anche l’arma del delitto: si tratta, a giudicare dalle ferite riportate, di una lama lunga e di un oggetto pesante: potrebbe quindi trattarsi di un attrezzo agricolo, come un pennato, un’accetta o un’ascia. Ma non è ancora stato ritrovato. Partiamo dai fatti. Nella stanza della casa grigia di via Palvotrisa sono state ritrovate due stanze in disordine ma, questo particolare, potrebbe anche essere una messa in scena per sviar egli inquirenti. Ancora impossibile però stabilire se sia stata portta via una qualche refurtiva: Marisa Morchi viveva di una piccola pensione, era in affitto e non aveva cassaforti in casa. La figlia Marina non ha potuto ancora vedere se manca qualcosa dall’abitazione della madre: ieri fino al tardo pomeriggio hanno ispezionato la casa i Ris di Parma. Poi, prima di poter far rientrare in casa i parenti sarà necessaria un’ulteriore perquisizione dei carabinieri che si stanno occupando delle indagini.

Il macabro rituale: mozzate entrambe le mani. È uno dei particolari emersi dalle prime e blindatissime fasi delle indagini. A Marisa Morchi è stato sfondato il cranio. E le sono state quasi completamente staccate dalle braccia entrambe le mani. Un accanimento sul cadavere che sembrerebbe incompatibile con l’ipotesi di una rapina finita male. Sull’entità delle lesioni farà luce l’autopsia, disposta per stamani dal medico legale Susanna Gamba, ma, ad oggi, la ricostruzione più plausibile è quella che la 77enne sia stata uccisa dal colpo al cranio. E, le mani, invece, le sarebbero state tagliate quando era già morta. Questo farebbe pensare a un macabro rituale, a una sorta di messaggio con cui il movente della rapina non avrebbe nulla a che fare.

La lunga ispezione dei Ris. Gli agenti del Ris di Parma sono arrivati nell’abitazione di Marisa Morchi poco dopo le 10 di ieri mattina. Ci sono rimasti per la giornata intera e un tratto di via Palvotrisia è stato chiuso al traffico. Gli agenti del Ris hanno perquisito l’interno e anche le zone limitrofe, quelle dietro la casa che vanno direttamente sul canale, quasi a secco, che scorre proprio parallelo alla strada. E che potrebbe essere stato una via di fuga.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web