Il dolore
Lapideo, riparte il dialogo fra Comune e imprese
Il contatto nella commissione marmo presieduta da Massimo Menconi, l’obiettivo è arrivare a modifiche condivise del regolamento degli agri marmiferi
CARRARA. Nel settore lapideo si riapre il tavolo di concertazione tra istituzioni e imprese. Obiettivo: tentare una nuova coesione in occasione del rinnovamento del regolamento degli agri marmiferi voluto dalla Regione. Le associazioni di categoria del mondo del lapideo sono state invitate a riaprire un tavolo di concertazione con l’Amministrazione carrarese. Il primo appuntamento ieri mattina alla Commissione Marmo presieduta da Massimo Menconi (FdS) che ha sottolineato l’importanza di lavorare insieme, e in parallelo con la Regione, per la stesura di un regolamento degli agri marmiferi che non faccia rinunciare il Comune alla propria potestà legislativa. La preoccupazione infatti, riguardo al futuro è condivisa da operatori del settore e amministratori, in un mondo che cambia velocemente e dove, come ricorda Attilio Papini da Confartigianato Trasporti, anche il settore lapideo rischia di dover fare i conti con la legge Bolkestein.
Attenzione alla richiesta di modifica, da parte della Regione, del decreto legge regionale 78/98 del regolamento agri e l’abrogazione della legge 104 del Comune, è questo che chiedono in tanti, da Chiara Grassi di Legacoop ad Antonio Chiappini da Cna fino all’imprenditore Giancarlo Tonini delle Cave Fantiscritti. Clima disteso, in un incontro in cui si è espressa la volontà di tentare una condivisione fattiva fra istituzioni, mondo delle imprese e cittadinanza. Evitando il muro contro muro addentrandosi anche nelle problematiche delle imprese e comprendendo quanto è già cambiato il concetto di filiera, laddove la lavorazione al monte e quella al piano procedono su due livelli distinti: «Nel momento in cui noi vogliamo creare un ragionamento che porti ad una maggiore possibilità occupazionale - afferma il Presidente di Assindustria Giuseppe Baccioli - è ottimo parlare di filiera, comprendendo però quanto le lavorazioni siano distinte: se al monte le professionalità devono essere principalmente tecniche, al piano è affidata la vendita e la promozione del materiale e della lavorazione, tenendo conto che se Carrara un tempo era il centro del mondo, adesso per il settore rappresenta un 1%». Una medesima sensibilità necessiterebbero poi i tempi stabiliti per le concessioni, a sottolineare questo aspetto è Tonini: «Bisogna comprendere quanto i tempi di coltivazione di una cava siano lunghi e anche quanto l’agro sia una realtà viva e mutevole, sulla quale non si può fare il medesimo affidamento anno dopo anno. Questo - sottolinea - se si vuole, appunto, coltivare, e non depredare il monte, con un occhio sempre più attento alla sicurezza. Ultimo, ma non in ordine di importanza, la consapevolezza della mole di investimenti necessari per avviare l’attività cui oggi meno che mai, un imprenditore non può far fronte da solo, ma affidarsi al credito. Gli istituti bancari - conclude - seppur sensibili sul territorio, vogliono un programma d’investimento a lungo termine per concedere un finanziamento». Incontro, comunque, giudicato positivamente da tutti i partecipanti, compresa l’opposizione: «Ho trovato molto utili gli interventi - afferma Claudia Bienaimé dall’Idv - soprattutto quello di Baccioli sulla filiera. È importante comprendere le dinamiche delle attività e le problematiche delle aziende, in un momento in cui, più che mai la salute dell’impressa collima con il bene della collettività. Altrettanto importante però - conclude - è ricucire il rapporto tra città e mondo del marmo».
Barbara Monaco
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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