La manifestazione
Il fallimento dei geotubi e le proteste dei balneari
MASSA. La storia del maxi progetto per contrastare l’erosione costiera è una storia emblematica. A dieci anni dalla stesura del progetto di recupero e ripascimento della spiaggia e a quattro anni...
MASSA. La storia del maxi progetto per contrastare l’erosione costiera è una storia emblematica. A dieci anni dalla stesura del progetto di recupero e ripascimento della spiaggia e a quattro anni dall’inizio dei lavori, l’intervento non è ancora terminato. Anzi, nella zona tra Magliano e Cinquale le cose sono peggiorate: la spiaggia, durante le mareggiate viene letteralmente inghiottita dalle onde, alcuni stabilimenti sono stati semi distrutti e il fronte mare avanza sempre di più. Sulle responsabilità del flop del ripascimento è stata aperta un’inchiesta della procura e sono ormai decine le prese di posizione dei balneari e di tutto il mondo del turismo che temono di veder scomparire, con la spiaggia, anche la loro attività.
Il fallimento più clamoroso riguarda i geotubi, cioè i grossi tubi in tessuto da riempire di sabbia e da posizionare in modo perpendicolare alla spiaggia e fino a diversi metri sul fondale. I geotubi servono, secondo il progetto, a trattenere la sabbia e dare una mano al litorale perché si autoalimenti. In realtà la spiaggia ha continuato ad assotigliarsi mentre i maxi sacchi di tessuto si rompevano e finivano arenati sulla battigia spinti dalla forza delle onde. Il problema viene evidenziato dai balneari fin dai primi posizionamenti, ma soltanto alla fine dello scorso anno, la Provincia ammette che l’intervento è da buttare e modifica il progetto, sostituendo i geotubi con le più classiche (e pesanti dal punto di vista dell’impatto) scogliere. Ma negli stessi giorni in cui veniva approvata la variante delle scoglierine, il Tar ha annullato la procedura di gara che aveva affidato i lavori alla Doronzo e soci. Così a tre mesi dall’inizio dell’estate è tutto ancora fermo.
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