La manifestazione
Aste truffa, in tredici a processo
Implicati nel procedimento giudiziario in corso al tribunale di Lucca anche un albianese e due cittadini di Follo
AULLA. Ci sono anche un albianese e due cittadini di Follo implicati in un processo per aste-truffa in corso a Lucca.
Fra gli imputati anche gli avvocati di Viareggio Umberto Prisco e Giorgio Nicoletti.
Secondo la Procura di Lucca dei raggiri che sarebbero stati messi a segno facendo credere alle vittime di potersi aggiudicare con facilità aste immobiliari per edifici di prestigio.
Nell’ultima udienza sono stati ascoltati alcuni testimoni chiamati dall'accusa.
I fatti risalgono al periodo 2004-2006 (solo 2005-2006 nell'accusa per i due legali, ma dal 2002, invece, per altri reati).
Le indagini, coordinate dal sostituto Procuratore, Sergio Garofalo, portano al rinvio a giudizio (giudice Alessandro Dal Torrione) di tredici persone. I reati contestati sono quelli di truffa in concorso, continuato, con l'aggravante di aver provocato danni economici rilevanti. A questi si aggiunge il concorso in millantato credito.
A Prisco e Nicoletti la Procura contesta di aver «confermato» ad alcune delle vittime - accompagnate nei loro studi da alcuni degli indagati - «la genuinità degli affari loro proposti», oltre che «l'affidabilità dei soggetti in questione». Soggetti che vengono indicati come Roberto Rossi e Vittorio Cillari. Il primo, 46 anni, è un milanese residente a Viareggio; il secondo, 47 anni, è nato a Salerno e anche lui abita a Viareggio.
Gli altri imputati che abitano nella città versilierse sono Domenico Guercia e Mario Lucchesi. Sono invece di La Spezia o provincia Simone Emanuele Barbaria, di Albiano Magra; Athos De Grignis e Gianni De Grignis, di Follo; Paolo Marzetti. Di Lucca sono Sergio Bartoli e Pier Marino Ardenti, mentre Marco Bedani è di Livorno. L'inchiesta ricostruisce così i fatti a carico degli altri imputati.
Roberto Rossi e Vittorio Cillari sarebbero stati «capi, promotori, e organizzatori» del sistema di truffe che vedeva i presunti complici «recitare la "parte" di volta in volta loro assegnata in relazione a ciascun affare illecito».
Parti che la Procura così elenca: «Il carabiniere, l'addetto alle scorte dei magistrati, l'appartenente alla Direzione investigativa antimafia, il Procuratore della Repubblica» e così via. Alla vittime - una quarantina - veniva fatto credere di poter partecipare con facilità «ad aste truccate e pilotate» grazie proprio al millantato credito che l'accusa contesta agli imputati. Una volta convinti, i raggirati - tra i quali anche noti imprenditori versiliesi - sborsavano degli anticipi che la Procura descrive come «sostanziosi». Il pretesto per ottenere il pagamento era la necessità di «dover destinare una parte della somma alla corruzione dei pubblici ufficiali coinvolti nell'asta giudiziaria: il giudice, il notaio, gli impiegati dell'ufficio del catasto ed i cancellieri preposti all'asta».
In alcuni casi si parla di anticipi che sfioravano il milione di euro.
A chi cadeva nella "rete" tessuta dagli imputati - prosegue l'accusa - veniva fatto credere «di potersi aggiudicare immobili di prestigio in qualsiasi zona d'Italia e principalmente in Versilia». Del gruppo di imputati fanno parte anche due carabinieri: Mario Lucchesi, appuntato (così nell'atto di rinvio a giudizio datato 2008) in servizio a Massarosa e Paolo Marzetti, maresciallo dell'Arma in servizio a La Spezia. Per entrambi l'accusa è quella di aver «acquisito e utilizzato abusivamente i dati conservati negli archivi informatizzati del ministero dell'interno» al fine di «verificare i pregiudizi di polizia» di alcuni di quelli che, oggi imputati, avevano rapporti in particolare con Roberto Rossi.
La prossima udienza è fissata per il 19 giugno: il processo prosegue ancora con le testimonianze a favore dell'accusa.
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