Il dolore
Anziana massacrata in casa
E’ stata la figlia a trovarla in un lago di sangue con ferite alla testa e a una mano
CASTELNUOVO MAGRA. È stata la figlia a trovarla, in una pozza di sangue, nella casetta al civico 37 di via Palvotrisia nella quale abitava Marisa Morchi, 77 anni, da tempo vedova.
L’anziana era riversa sul pavimento, con il corpo ricoperto di sangue: aveva ferite al capo, alla gola e a una mano.
Colpi, perchè di questi si tratta, inferti con un oggetto contundente e di certo pesante. Ferite provocate con estrema violenza da chi, entrato nell’abitazione, forse con l’intento di rubare, si è trovato di fronte la donna.
La rapina, infatti, potrebbe essere la causale di un omicidio la cui notizia si è sparsa in un attimo nella tranquilla zona residenziale posta tra la via Aurelia e i primi contrafforti delle colline castelnovesi dove, da tempo, abitava Marisa Morchi, dopo essere rimasta vedova, una trentina di anni fa, del marito, Dante Palma.
Ma, oltre all’ipotesi di una rapina finita in tragedia, i carabinieri stanno battendo ogni pista possibile dato che «questo non è un omicidio ben chiaro», come ha sussurrato uno dei tanti investigatori che entravano e uscivano dall’abitazione dove, attorno alle 13,30 di ieri, è evvenuto l’efferato delitto.
La figlia, la 52enne Marina Palma, abita poco distante, sulla via Aurelia. Come tutti i giorni, all’uscita del lavoro, si reca a casa dove la mamma le prepara il pranzo.
Marina è impiegata comunale presso l’ufficio anagrafe di Castelnuovo Magra.
Per un certo periodo ha fatto l’agente di polizia municipale, poi l’occasione di entrare in un ufficio e cambiare quindi vita lavorativa. Separata dal marito, vive assieme ai figli, Luca e Matteo.
Anche ieri, Marina Palma si è recata a casa. Sembrava un giorno come tanti altri: lavoro mattutino finito, il pranzo e qualche chiacchiera con la mamma che, solerte, le preparava il mangiare. Ma quando è arrivata nella propria abitazione, la madre non c’era: niente tavolo apparecchiato e pranzo pronto.
Iniziando a preoccuparsi, ha cercato di contattare la mamma.
Non avendo risposta, si è precipitata nella vicinissima via Palvotrisia, intuendo che qualcosa era successo.
Poi la terribile scoperta: una scena che rimarrà per sempre nella mente di Marina e che, per alcuni istanti, pareva irreale, da sogno, anzi, da un incubo senza il sollievo del risveglio.
Inutili i primi soccorsi alla congiunta: Marisa Morchi era ormai morta.
Saranno gli esami autoptici eseguiti dal medico legale, Susanna Gamba, a stabilire l’ora del decesso, ma, principalmente, come è morta la donna.
Di certo è stata ripetutamente colpita con un oggetto pesante, forse con spigoli taglienti dato che, da quanto potuto apprendere, il corpo presentava profonde ferite alla testa e a un polso, quasi staccato dalla furia dell’assassino.
Forse la donna, in un estremo gesto di difesa, ha cercato di proteggersi il volto con le mani alzate, oppure l’omicida ha voluto, chissà per quali motivi, infierire sul corpo.
Supposizioni alle quali, al momento, non nè possibile ottenere riscontro dato che gli inquirenti mantengono il più assoluto riserbo.
Sul campo, a coordinare le indagini della scientifica, il colonnello Francesco Marra, comandante provinciale dei carabinieri della Spezia, il quale, avvicinato per un attimo dai cronisti, si trincera dietro un “no comment” dicendo soltanto «sarà poi la Procura, semmai, a fornire dettagli».
Frattanto in via Palvotrisia, transennata per un centinaio di metri dalla casa del delitto, si formano cappannelli di persone.
Commenti intrisi di paura. Ci si domanda come e chi, in pieno giorno e in una zona non certo spopolata e con poche abitazioni, possa entrare in casa e uccidere in maniera tanto brutale una signora di 77 anni, la cui unica colpa, forse, potrebbe essere stata quella di lasciare accostata la porta o una finestra, così come faceva un tempo chi, come Marisa Morchi, abitava al pianterreno di casette singole con orto e giardino attorno.
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