Il Tirreno

«Quando piove noi non dormiamo più»

di Alessandra Vivoli
«Quando piove noi non dormiamo più»

La disperazione dei residenti di via Ilice: dopo le due alluvioni la messa in sicurezza dell’argine non è ancora partita

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CARRARA. «La sera quando piove qui non dorme più nessuno. Anche ieri, ci siamo ritrovati alle due di notte con gli stivali di gomma e le pile, a guardare il fiume».

L’osservato speciale è il fiume Carrione. Siamo in via Ilice a Nazzano, nel tratto che va dal numero civico 31 al 37.

Qui abitano dieci famiglie, in tutte la stessa disperazione davanti ai terreni trasformati in palude, le case piene di umidità, con i segni dell’acqua, che è arrivata a oltre un metri d’altezza. E lo stesso terrore di fronte a quel pezzo di muro crollato, sul fronte dell’Aurelia, responsabile di tante notti insonni.

I residenti sono esasperati: «Vogliamo sapere quando inizieranno i lavori per la messa in sicurezza. Non sappiamo se dovrà occuparsene la Provincia oppure il Comune - mettono bene in chiaro - Noi vogliamo soltanto vivere senza questa costante situazione di pericolo».

«Il fiume ci ha già portato via tanto». Divani accatastati. Impianti elettrici ancora da sistemare. Tanta umidità sulle mura, esterne ed interne delle case. Ognuna della dieci famiglie che vivono in questo tratto di via Ilice, nella discesa accanto alla ditta Franchi, ha una storia da raccontare legata alle ultime due alluvioni di novembre.

«L’acqua qui dentro era alta un metro - ricorda Gaetano Nigrelli - Ho sollevato mia suocera, invalida, e siamo saliti sopra il tavolo. Il fango continuava a salire: abbiamo perso tutto. I pochi mobili che ci sono ora li abbiamo dovuti ricomprare». «Qui davanti - continua- c’erano tre macchine, trasportate dalla violenza della piena: ci siamo dovuti rivolgere ad un avvocato per fare rimuovere».

E la paura in questa strada è palpabile: basta vedere i sacchi di sabbia e le tavole che, in questi giorni in tanti hanno ricominciato a mettere contro le porte.

«La pioggia non ha mai fatto così paura». Silvia Santucci abita in una delle case di via Ilice.

«Solo nel 2003 avevamo avuto tanti danni - spiega - Poi più nulla. Queste due alluvioni ci hanno colpito duramente. E la cosa peggiore è che non ci sentiamo più al sicuro. Ogni volta che piove, ad ogni temporale non chiudiamo occhio, siamo sempre a spiare il fiume: se succedesse come l’ultima volta sarebbe davvero difficile rialzarsi, siamo davvero stremati».

Sotto l’ombrello, con la figlia di un anno e mezzo in braccio vuol sfogare la sua angoscia anche Cinzia Giorgi.

«Siamo scappati due volte - racconta mamma Cinzia - con la bambina mezza addormentata: quando siamo arrivati alla rotatoria di Turigliano c’erano i tronchi, i cassonetti che galleggiavano. È stato terribile. Tutti, qui, abbiamo paura di rivivere la stessa situazione. Vogliamo essere sicuri quando la notte andiamo a dormire».

L’angoscia è tanta, sotto la pioggia battente che ormai va avanti da giorni.

«Hanno fatto tanti sopralluoghi - dice Tiziana Evangelisti - ma di cominciare i lavori ancora non se ne parla. Vogliamo sapere qualcosa, ne abbiamo diritto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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