Sicurezza
Quando le alluvioni non vengono per caso
Provocazione del comitato «Sarzana che botta» in vista del convegno sullo stato del Magra
SARZANA. Il comitato “Sarzana che botta” punta il dito: «Sono bastati pochi giorni di pioggia e il Magra torna a preoccupare: a un anno e mezzo dall’alluvione del 25 otobre 2011, poco è stato fatto in Val di Magra».
In una nota pepata, il comitato scrive: «Sappiamo che è difficile per chi convive con le alluvioni ascoltare le parole razionali degli esperti. Meglio le promesse demagogiche dei politici. Sappiamo che per i politici è più facile fare promesse demagogiche che piacciono alla gente, piuttosto che ascoltare gli esperti per vedere di ridurre il rischio. Ma noi siamo ostinati, testardi. E continuiamo a provarci. Per questo proponiamo per venerdì prossimo alle 17,30 al Loggiato Gemmi un incontro con due eminenti studiosi delle alluvioni, delle loro cause. Studiare: un passaggio obbligato per individuare i rimedi. Abbiamo invitato Nicola Casagli, docente di geologia tecnica e geologia applicata alla Facoltà di scienze della Terra dell’Università di Firenze, e Michele Bolla Pittaluga, docente di ingegneria idraulica al Dicat di Genova, che col professor Giovanni Seminara ha studiato la foce del fiume Magra».
Casagli affronterà il tema: “Dissesto idrogeologico: la Val di Magra e altre storie”, mentre Bolla Pittaluga disquisirà su: “Evoluzione del fondo nei corsi d’acqua durante le piene: implicazioni per la difesa del Magra”.
«Siccome il Magra e il Vara sono anche un patrimonio ambientale prezioso per la nostra economia - aggiunge il comitato - abbiamo invitato il presidente dell’Ente Parco, Francesco Pisani. “Salvaguardare il fiume, ridurre il rischio”, è il tema che gli abbiamo affidato. Il confronto e il dibattito saranno coordinati da Mauro Chessa, vice presidente della Fondazione dei geologi della Toscana e vice presidente della Rete dei comitati per la difesa del territorio, a cui il comitato “Sarzana, che botta”! aderisce. Il convegno cade esattamente a un anno di distanza dall’incontro di studio tenuto nel chiostro della chiesa di San Francesco con il professor Massimo Rinaldi dell’Università di Firenze e l’ingegner Alessandro Fignani dell’Autorità di Bacino».
Cosa è cambiato da un anno a oggi?
La risposta del comitato: «Nella bassa Val di Magra è esondato il Parmignola. Alla foce del Magra sono iniziati con lentezza e ritardo i lavori per la costruzione di argini bassi. Lungo il corso del Vara, la Provincia ha programmato 32 interventi di dragaggio dell’alveo, nonostante i rilevamenti effettuati col Lidar avessero mostrato un alveo eroso e non sovralluvionato. Regione e Provincia dicono di non avere denari per altri interventi. Però la Regione ha stanziato 670mila euro per finanziare una strada a Tavolara, nel deserto. È un esempio. Ce ne possono essere altri. Non hanno accontentato i comitati degli alluvionati, che continuano a invocare dragaggi. Non hanno ascoltato il comitato “Sarzana, che botta!” che invoca uno studio di bacino con le metodiche più moderne prima di stabilire cosa fare, non esclusi i dragaggi o il taglio dei boschetti in alveo. Intanto le alluvioni non attendono i tempi dei politici. E neppure vengono per caso».
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