Il Tirreno

I parenti dei defunti chiedono 25 milioni

I parenti dei defunti chiedono 25 milioni

L’associazione dei familiari chiama in causa il Comune: «La responsabilità è anche di chi non ha controllato»

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MASSA. Venticinque milioni di euro chiede l’associazione a tutela della dignità dei defunti ad Euroservizi, ai dodici imputati e al Comune di Massa per il dramma che i suoi iscritti hanno subito dopo lo scandalo cremazioni. Centoventicinque persone, soprattutto figli ma anche genitori, di persone che sono morte nel momento sbagliato. Sono morte quando, secondo l’accusa, nel cimitero del Mirteto avvenivano le cremazioni multiple e le ceneri venivano mescolate. Così che nelle urne consegnate ai parenti ci può essere qualunque cosa. In un caso è stata trovata perfino della sabbia.

Duecentomila euro a persona. A parlare per i familiari, in un’arringa che ha toccato sia la cristianità (con la citazione di due versi del Libro del Siracide, Antico testamento) sia la laicità (l’articolo 2 della Costituzione), l’avvocato Emiliano Pianini. Il legale in questo processo, e nella costituzionme dell’associazione, ha messo tutto se stesso. E lo si è capito quando ha chiesto ai giudici di dare giustizia alle persone che stava rappresentando: «Abbiamo sentito - ha detto Pianini - in quest’aula più di una persona parlare dei propri dubbi al momento della cremazione, del modo ignobile in cui i feretri venivano trattati, delle reticenze degli operatori a fornire ogni tipo di informazione, della maleducazione degli stessi. Cosa avrebbero dovuto fare i parenti del morto? Organizzare una rissa nei locali del Mirteto adibiti a crematorio? Mi domando: quanto è lontano dalle sofferenze che provoca la morte di una persona cara uno che pone una domanda del genere? Perché non ha detto niente? Perché stavo male!!! La risposta è ovvia... .di cosa stiamo parlando?». Poi la richiesta di risarcimento vera e propria: «I 200.000 euro richiesti da ognuno sono frutto di un esercizio a cui il sistema giudiziario ci costringe. La quantificazione del danno. Certo non è facile dare un valore monetario alla totale mancanza di ogni riguardo nei confronti dei parenti dei defunti mostrata dagli addetti al forno crematorio, al il fatto di non poter rimanere vicini al corpo dei propri congiunti fino all’ultimo istante, vedendosi, al contrario, costretti ad abbandonarlo nelle mani di perfetti sconosciuti, apprendere che i corpi sono stati vilipesi senza sapere che fine abbiano fatto. Sarà per questo che la richiesta di risarcimento non è altro che una semplice domanda alla quale spero i giudici sapranno dare una risposta, mentre la voglia di giustizia è un pretesa che ammorba le parti civili, soprattutto quelle di questo processo».

Gravità del fatto. «Chi si è costituito parte civile l’ha fatto senza investire - ha continuato Pianini - somme ingenti, solo per onorare la memoria dei congiunti. Ciò non toglie che si auspichi, oltre a una condanna esemplare, anche un cospicuo risarcimento. Troppo spesso chi con me ha affrontato questo viaggio ha sentito dire, purtroppo anche per strada dalle persone comuni che in fondo i morti son morti e nulla si può fare. La speranza è quella che l’apertura del portafoglio, oltre a comportare il doveroso ristoro del danno, possa aiutare lo stolto a capire la gravità del fatto».

Comune responsabile. La risposta al Tribunale, perché la società civile per ora ha fallito ha fallito la Chiesa che sembra non essersi accorta di nulla, ha fallito l’amministrazione che, intenta a non intaccare la propria posizione processuale, ha dimenticato di chiedere scusa ad oltre 2.000 cittadini per aver affidato la gestione del proprio servizio cimiteriale a degli emeriti criminali!

Perché anche sul punto. . .vedete. . .è bene chiarire l’equivoco. La posizione processuale (doppia!) del Comune di Massa, al contrario di quanto molti dicono (a parer mio per puro tornaconto), è tutt’altro che anomala. . .l’ente locale è costituito da nostri rappresentanti, il popolo conferisce loro un mandato, pertanto in qualità di nostro mandatario (e solo come tale!) è giusto che il Comune di Massa si costituisca parte civile. . . .ma nel contempo non si può non ricordare che l’ente ci amministra, compie per noi delle scelte. . . scelte che se sbagliate (o addirittura criminali come nel nostro caso!) devono produrre delle responsabilità non basta mettere su una commissione d’inchiesta, o come diavolo si chiamava, dopo che per quasi tre anni, a cinquecento metri dal municipio, la società incaricata della gestione del crematorio ha combinato la qualsiasi non si può fingere di non sapere che per molto tempo la popolazione residente al Mirteto si è lamentata per i fumi continui, il cattivo odore e chi più ne ha più ne metta proveniente dal crematorio.... Gli amministratori, i dirigenti ed i responsabili comparsi davanti a questo Tribunale nel corso di questo processo hanno lasciato un’immagine desolante. . . .il festival dei “non saprei”, “non me ne sono mai occupato direttamente “, “non faceva parte delle mie mansioni” o la più ricercata “non era mia competenza”. Anche se la mia preferita rimane “non era la nostra amministrazione”, come se a parlare fossero neofiti del palazzo civico, scesi da Marte, e non i soliti pezzi pregiati di due uomini che per vent’anni si sono alternati alla guida di questa città: Roberto pucci e Fabrizio Neri».

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