Il dolore
«Dedichiamo una strada a Maria Cecilia Caro»
CARRARA. La Fidapa (Federazione donne arti professioni) Bpw Italy, in una lettera aperta al sindaco, chiede pubblicamente di intitolare una strada a Maria Cecilia Caro, una intellettuale a tutto...
CARRARA. La Fidapa (Federazione donne arti professioni) Bpw Italy, in una lettera aperta al sindaco, chiede pubblicamente di intitolare una strada a Maria Cecilia Caro, una intellettuale a tutto tondo del secolo scorso, personaggio illustre di cui scrisse anche Rosa Maria Galleni Pellegrini.
«La Fidapa - fa notare innanzitutto la presidente Maria Grazia Talini Vannini - ha sempre riservato tutta la attenzione ed il supporto a quelle figure femminili che con il proprio impegno e le proprie capacità si sono distinte nella loro vita. Alcune di loro sono rimaste invisibili nella storia della propria città. E dato che ci sembra possibile recuperare questi tessuti di vite e di cultura a promozione del nostro territorio, per una di esse in particolare noi proponiamo la intitolazione di una strada o quanto altro utile al suo tangibile ricordo».
I versi sulla campana del Duomo. Come introduzione alla sua figura propone un brano integrale ripreso dal passato nel 1923 in Piazza del Duomo a Carrara affollata di gente: “E’ una bellissima giornata di sole e di festa. Tutti hanno gli occhi levati in alto al campanile e applaudono quando viene issata la campana grossa i cui rintocchi risuonano per tutta la città. Finalmente! Questo suono non era più stato udito dal 1918, quando, in occasione della vittoria, il “campanone” fu talmente sollecitato che il suo bronzo si incrinò e, con quello, la sua voce potente. Adesso è il giorno in cui, rifuso, esso viene con solennità issato di nuovo “nella nicchia celeste, aperta ai venti, alle rondini e al sole” “Toccò a una giovinetta carrarese, studentessa a Firenze….l’onore di tradurre quel momento nel bronzo glorioso”. Ancora oggi i suoi versi sono lassù incisi sul “campanone”».
Quella fanciulla è Maria Cecilia Caro, figlia del professor Pilade Caro, molto amico dello scultore Carlo Fontana e di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi. Diviene insegnante di lettere e consegue a Grenoble la abilitazione ad insegnare il francese, è valida scrittrice e apprezzata pubblicista lavorando anche per la Metro Goldwin Mayer.
La sezione Fidapa Bpw Italy di Massa Carrara auspica che alla proposta venga accordata la giusta attenzione.
La biografia. Maria Cecilia Caro, nata nel 1902 da Pilade Caro e Amelia Raggi, ha due fratelli e avrà una sorella, Alda, minore di nove anni. Nel 1926 si laurea in lettere a Firenze con Luigi Russo, nel 1933 sposa il giornalista e pubblicista Stanis Ruinas e si trasferisce a Roma. Avranno una figlia, Maria Chiara. Nel 1994 muore a Roma, ma viene sepolta nella città natale cui era molto legata.
Figura di notevole importanza nel quadro delle vicende storico-letterarie di Carrara della prima metà del Novecento risulta anche profondamente radicata nella cultura della sua città. In quanto moglie del giornalista sardo Giovanni Antonio De Rosas, noto con lo pseudonimo di Stanis Ruinas, contribuì a far conoscere a questi la realtà sociale e anche popolare di Carrara come risulta dalla riconoscenza da lui esternatale nelle pagine introduttiva di una sua opera, “La montagna”, tutta ambientata nelle cave di marmo e nel rione di Grazzano. Ringraziandola, l’autore ricorda anche che, giovanissima, aveva scritto alcuni versi incisi sul bronzo della campana maggiore del Duomo danneggiata gravemente durante gli scampanii inneggianti alla cessazione del primo conflitto mondiale, il 4 novembre 1918, al punto da dover essere completamente rifusa nel 1923. Tali versi, a lei attribuiti, sono riportati anche nella guida del Bizzarri (p. 105) e in opere del Lavagnini e della Sbertoli. Fu inoltre autrice di alcuni saggi su tematiche artistiche e letterarie, relative a Carrara, pubblicati in varie riviste dell’epoca: una delle poche penne femminili che trattarono problematiche concernenti la nostra città e contribuirono a farla conoscere.
Maria Cecilia Caro può considerarsi inoltre una donna “moderna” per i suoi tempi. Fu tra le pochissime che, dopo la laurea, si recarono all’estero per specializzarsi, frequentò infatti corsi di Francese a Tours e a Grenoble, conseguendo l’abilitazione all’insegnamento di tale lingua. Riuscì anche a far collimare egregiamente le esigenze della famiglia con quelle del lavoro e degli impegni letterari.
Poetessa di notevole rilievo, ebbe l’onore di ottenere nel 1932 dal critico Adriano Tilgher (1887 - 1941), acuto polemista e antifascista, una prefazione altamente elogiativa ad una sua silloge poetica che attende ancora di essere pubblicata. Si tratta di un manoscritto di 84 pagine dedicato alla sorella Alda dal titolo “La zampogna del vento” contenente liriche di grande abilità tecnica e raffinatezza.
Scrisse quindici romanzi. Si impiegò in seguito presso l’ufficio stampa della Metro Goldwin Mayer e, negli anni ’50, scrisse quindici romanzi editi da importanti case editrici nazionali (La marea della morte, Teresa, Storia di tre amori...) alcuni dei quali finalizzati alla istruzione dei ragazzi come Inferno bianco, Il coraggio di Lassie, La leggenda meravigliosa di Re Artù e della Tavola Rotonda... che ebbero un notevole successo e che si trovano in varie biblioteche nazionali. Il suo impegno e la sua fama quindi hanno superato i confini della città natale e anche questo la denota come una “rara avis” nel quadro dell’epoca in cui visse, meritevole quindi di un pubblico riconoscimento, conclude la sezione Fidapa Bpw Italy di Massa-Carrara
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