Il Tirreno

L’accusa: a caccia nei pollai pagando fior di soldi

L’accusa: a caccia nei pollai pagando fior di soldi

Andrea Draghi presidente provinciale dell’Anlc attacca la dirigenza dell’Atc Ms 13 sulla gestione delle discusse aree di «razionalizzazione del prelievo venatorio»

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PONTREMOLI. Lettera pepata quella che Andrea Draghi, presidente provinciale Anlc (Associazione nazionale libera caccia), rivolge al presidente della Provincia, Osvaldo Angeli e al presidente dell’Atc 13 Ms, Filippo Merlini, in merito alle “zone di razionalizzazione del prelievo venatorio”.

«Non è così che siete chiamati a gestire l’Atc 13 Ms - esordisce Draghi - non è per mettere in campo iniziative volte a tappare gli occhiper il totale fallimento che presidenti e tecnici di questo Atc e in prima fila i vari dirigenti della Provincia, con enorme esborso di soldi dei cacciatori e non solo dei cittadini, avete progettato tutto e di più in questi svariati anni. Non siete riusciti a fare quello che ora a suon di convegni vorreste fare in quelle fantomatiche zone cosiddette di razionalizzazione del prelievo venatorio. Ora dite che in quei fantomatici campi di concentramento che volete creare, si può fare quello che non siete stati capaci di fare o meglio quello che eravate chiamati a fare in tutto l’Atc. Analizziamo i siti di lancio della selvaggina, analizziamo i ripristini fatti. E analizziamo se quanto speso è conforme al lavoro svolto. Ho memoria di avere detto e scritto a questo Atc che se mi avessero dato il compenso del tecnico di un anno, avrei lanciato sul territorio almeno 800 lepri».

Poi Andrea Draghi spinge più a fondo: «Ho anche avuto modo di dire che coloro i quali si occupano di aziende faunistico private non dovrebbero stare nel consiglio dell’Atc, per conflitto di interesse. Ricordo anche che qualcuno vi ha fatto la proposta di costituire due o più Atc territoriali per mettere in competizione i vari comitati nel gestire bene i vari territori e giovare al trovare il selvatico giusto per il cacciatore. Ora, e mi ripeto, dopo anni di fallimentare gestione, le solite persone ci vengono a dire che se facciamo in un altro modo è meglio. Ma è il modo sbagliato. Intanto avete affrontato il primo passo, facendo capire ai cacciatori che li immetterete sempre selvaggina pronta caccia, e invece non sarà così perchè razionalizzare non significa carnierizzare, ma prelevare poco o pochissimo. Poi arriverete a fare pagare quote di ingresso per ogni zona, creando di fatto almeno 10 Atc che voi chiamate zone e che invece saranno diversi campi di concentramento a pagamento così che un cacciatore per andare a caccia arriverà a spendere anche 500/600 euro, e quindi caccia per pochi che si possono permettere di pagare e niente per gli altri. Il compito che è riservato all’Atc è di permettere ai soci di incontrare il selvatico nelle giornate di caccia e la libertà di movimento in tutto l’Atc, con spese ridotte al minimo, le aziende private sono altra cosa sono contemplate per legge e non rientrano fra i compiti dell’Atc. Vogliamo poi andare a toccare il tasto dei proprietari di quei siti?».

E la conclusione dell’intervento firnato da Andrea Draghi: «E allora se volete la zonizzazione, invece di farla voi come Atc, la faremo noi con tutti i proprietari e chiuderemo di fatto quei territori con gli strumenti che la legge ci permette e gli introiti rimarranno ai proprietari dei terreni e al territorio e non a un’associazione di nuovi padroni peraltro già in parte osservati speciali dalla procura generale della repubblica di Firenze. Sono rammaricato che le altre associazioni venatorie si diano in pasto a questo tipo di mercificazione della caccia, contro l’interesse generale di tutti i cacciatori e non prendano posizione contro la ghettizzazione di quella che dovrebbe essere una passione. Quelli che vi seguono saranno costretti a cacciare dentro un’area recintata tipo pollaio, sparare a fagiani che non sapranno nemmeno volare e che al naso del cane non risulteranno esistere tipo galline di allevamento e pagare un sacco di quattrini. L’Atc deve mettere in essere tutti quegli strumenti che permettono al cacciatore di incontrare il selvatico, non di allevamento e di essere libero di girare nel territorio senza limitazioni di sorta, a parte quelle di legge, con poco esborso di denaro, anzi gratuitamente per quei cacciatori che percepiscono una pensione al di sotto dei 1000 euro al mese e che hanno più di 65 anni. Questo voi in diversi anni non lo avete mai fatto».

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