Gioco
«Qui tutto è rimasto come il giorno dopo l’ alluvione del 2011»
Lo sfogo di Francesco Ruschi Noceti: tragedia annunciata «Già trent’anni fa facemmo causa per temuto danno»
MULAZZO. «Siamo ancora nella stessa situazione del 26 ottobre di due anni fa, il giorno dopo l’alluvione. Nonostante le lettere, le segnalazioni e anche alcuni sopralluoghi, non si è visto prendere un solo provvedimento. Il fiume è deviato sotto la nostra villa storica, senza alcun argine di protezione: non vogliamo nemmeno pensare a cosa potrebbe succedere nel caso di un’altra piena».
A parlare è Francesco Ruschi Noceti, titolare dell’azienda viti vinicola (con annesso chateau relax) protagonista della prima causa per un risarcimento milionario - da 850mila euro - a seguito dei danni riportati per l’alluvione del 25 ottobre 2011. Un procedimento curato dall’avvocato Romeo Vinciguerra di Pontremoli e aperto presso il tribunale delle Axcque di Torino che avrebbe individuato come responsabili, per la cattiva gestione del fiume, il comune di Mulazzo, la ditta Edison (che gestisce la diga di Teglia), l’Unione dei Comuni, la Regione Toscana e la Provincia.
«Il fiume ci ha portato via un noceto e un mulino». I danni dell’alluvione sono ancora lì, sotto gli occhi di Francesco Rischi Noceti. I terreni e i fabbricati lungo il fiume Teglia sono stati divorati dalle acque che hanno abbattuto tra l'altro uno storico bedale in pietra , invaso un secolare mulino e distrutto una piantagione di un migliaio di noci, terreno compreso. «Parte della strada che porta alla nostra fattoria è franata e anche la villa Pavesi, di nostra proprietà - continua . è rimasta senza difese in quanto il fiume è arrivata a lambirla direttamente». Un duro colpo, per cui adesso una delle aziende storiche della Lunigiana è pronta a chiedere conto in tribunale.
Il primo allarme. L’azienda Ruschi Noceti si trova a vivere una situazione pesante ma soprattutto, e questo lo mette bene in evidenza il patron della fattoria, il danno - forse - si sarebbe potuto evitare. «Trent’anni fa facemmo causa perché nel terreno davanti alla nostra proprietà, nella zona del ponte di Teglia, era stato creato un terrapieno e, di seguito rinforzato e adibito a insediamento artigianale. Facemmo causa per “danno temuto”: è andato avanti tutto per 25 anni, il giudice poi ci ha dato ragione, ma disponendo ulteriore perizia ha fatto soltanto arretrare di tre metri l’insediamento». Da quel primo allarme sono passati una trentina d’anni. La Ruschi Noceti è tornata in tribunale per un’altra causa: questa volta non per un danno temuto, ma per il risarcimento di quanto provocato dall’alluvione di due anni fa a terreni, fabbricati e alla strocia villa di famiglia.
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