Toscana
Al super con la crisi: scatole di fagioli al posto del pesce
Cambiano i consumi dei massesi: corsa a offerte e discount Meno cibi precotti, più acquisti critici. E ci guadagna la linea
MASSA. Cambia la spesa alimentare dei massesi. È questa un’altra conseguenza del periodo di spending review, dove, con la diminuzione del potere d’acquisto dei consumatori, si impone un nuovo modello di consumo basato sul risparmio assoluto, anche sui generi di prima necessità.
È così che, tolti gli eccessi – prima spesso si comprava più del necessario – nel carrello della spesa entrano altri “nuovi” prodotti. Non si compra meno, ma si compra diverso. L’occhio del consumatore non cade più sul prodotto di marca che magari era solito comprare, ma sul prezzo. Più è economico e più è attraente.
Per questo a fare da traino alle vendite sono le cosiddette sottomarche o i prodotti a marchio del supermercato, entrambi tipi di prodotti che spesso si considerano erroneamente “meno buoni”. Non è infatti il marchio a determinare la qualità di un prodotto, ma la sua origine.
Spiegano all’Esselunga di viale Roma: «Noi riscontriamo, per tutte le merceologie, un incremento delle vendite di articoli di primo prezzo e di prodotti non appartenenti alle grandi marche, quali ad esempio i prodotti a proprio marchio. Si riduce l’attaccamento alla marca da parte del consumatore che si sposta con più facilità da un brand all’altro».
«Ho speso 45 euro – commenta Ilaria Mosti, una signora in uscita dal supermercato – che benché non siano pochi, sono sicuramente molto meno di quello che spendevo tempo fa per gli stessi prodotti. Mi spiego: se prima non badavo a spese e sceglievo il prodotto migliore, ora, diciamo, mi accontento. Invece di prendere un vino da 8 euro, prendo quello da 4. Poi ho tagliato molte cose superflue come le merendine e le pizze surgelate. Siamo stati costretti perché in casa lavora solo mio marito ora, ma forse è anche meglio così, almeno abbiamo un consumo più critico e attento».
Aumentano poi le richieste di prodotti più convenienti, ad esempio le carni bianche, il pollame e il maiale al posto di quelle rosse. Cala la vendita di pesce e aumenta quella di verdure e legumi. Calano i surgelati e aumentano i prodotti freschi. Il tutto, ovviamente, con un occhio di riguardo alle offerte. Prima il consumatore, come sempre ha fatto, scorre gli occhi sugli scaffali in cerca di “tre per due” o di “metà prezzo” e poi, guidato dalle scelte di marketing delle aziende, sceglie. Ma ora non accumula: compra solo il necessario.
«A parità di articoli in offerta – continuano da Esselunga – la pressione promozionale ha un peso maggiore. Il consumatore è anche più attento alle offerte ma non fa stock. Se prima compravano cinque pacchi di biscotti perché erano in offerta, ora ne compra comunque uno e poi aspetta la seguente offerta. Di conseguenza a fine mese si evidenzia una frenata generalizzata dei consumi».
Ma c’è un’altra novità. Tra le nuove abitudini dei consumatori c’è anche la scelta del luogo d’acquisto. Aumentano infatti coloro che acquistano nei discount alimentari, come Penny Market o Lidl, dove si trovano prodotti a prezzo sicuramente molto più conveniente.
«Noi non abbiamo registrato nessun calo dei consumi – fanno sapere dal Penny Market in via Pietro Pellegrini, davanti al carcere – anzi, semmai è vero il contrario. A partire dal 2009 le vendite sono aumentate. Questo è dovuto sicuramente in parte alla crisi economica, ma anche perché col tempo abbiamo avuto modo di farci conoscere sul territorio».
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