La protesta
«Il trend positivo riguarda poche aziende del marmo»
CARRARA. «L’immagine “positiva” del comparto lapideo che vuole far emergere la Fillea Cgil dal Rapporto della Imm, può forse essere compatibile con la situazione di poche aziende di escavazione...
CARRARA. «L’immagine “positiva” del comparto lapideo che vuole far emergere la Fillea Cgil dal Rapporto della Imm, può forse essere compatibile con la situazione di poche aziende di escavazione caratterizzate dalla particolare qualità del loro prodotto nell’attuale contesto economico, ma non può certamente essere estesa alla stragrande maggioranza delle imprese del settore che soprattutto a livello nazionale denotano indicatori economico-finanziari ed occupazionali caratterizzati dal segno profondo rosso». Assindustria replica così alla Fillea che, dai dati del Rapporto Imm commissionato dalla Provincia e recentemente illustrato, ha colto lo spunto per invitare gli industriali a siglare in fretta il nuovo contratto nazionale del settore lapideo.
« Lo spaccato del settore, che emerge – dice Assindustria - risulta caratterizzato da tutta una serie di elementi positivi sia in termini occupazionali che economici, innovativi ed ambientali. Quanto sopra viene utilizzato dal sindacato per lanciare un messaggio forte agli industriali nel contesto delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro che si stanno svolgendo in questo periodo a Milano presso la sede dei Confindustria Marmomacchine. Il messaggio è eloquente: chiudere il contratto il prima possibile ed a condizioni economiche ritenute ottimali dalle Organizzazioni Sindacali».
«Non si può disconoscere il fatto che, pur nel contesto di crisi che caratterizza ormai dal 2008 la realtà imprenditoriale generalizzata del nostro Paese, le aziende lapidee del nostro territorio, avendo una vocazione prettamente improntata all’esportazione sui mercati esteri, sono state in grado di contenere maggiormente gli effetti della crisi rispetto alle società aventi un mercato nazionale, ma non può essere neppure accettato il principio espresso dalla FilleaCgil secondo il quale tale comparto non ha subito alcun effetto di ridimensionamento occupazionale né ha fatto uso della cassa integrazione se non in modo ridotto. Anzi, è proprio a causa del massiccio utilizzo della cassa integrazione guadagni, che gli imprenditori del marmo, con un alto senso di responsabilità, hanno potuto contenere quei licenziamenti collettivi che, viceversa, hanno caratterizzato le aziende manifatturiere tradizionali a livello nazionale».
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