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Alluvione ad Alteta Il ponte degli yacht finisce nel mirino
Il comitato annuncia battaglia legale contro la Valdettaro «Ha fatto da tappo». La replica: «È stata colpa del Ricortola»
MASSA. «L’alluvione che ha sommerso Alteta? L’ha provocata il ponte sul Lavello della Valdettaro Shipyard». Lo sostiene il comitato alluvionati di Alteta che, sotto la guida del consigliere comunale Giancarlo Casotti, ha dato incarico a un legale di preparare le carte per far causa all’azienda nautica di via Massa-Avenza, fiore all’occhiello della cantieristica apuana.
Per il comitato, all’esondazione del fosso Lavello, che corre lungo via Dorsale, lato mare, e fa da confine occidentale ad Alteta, avrebbe contribuito anche il ponte costruito nel 2007 dalla Valdettaro Shipyard per accedere al retro dello stabilimento.
Per il comitato quel ponte sarebbe troppo basso e perciò vi si sarebbero accumulati tronchi e altro materiale trascinati giù dalle acque in piena che avrebbero fatto da tappo e provocato la fuoriuscita d’acqua nella zona di Alteta, sul lato opposto della strada.
Casotti ammette che la sua è una ricostruzione empirica, fatta all’indomani dell’alluvione del 10 e 11 novembre 2012. «Ma abbiamo dato mandato a dei tecnici di studiare l’accaduto e siamo fiduciosi», spiega.
Una ricostruzione che è fermamente respinta dall’azienda che, alle deduzioni del comitato, contrappone un dettagliato studio dell’idrografia della zona elaborato da un team di specialisti appositamente chiamati dal titolare, Giorgio Vanelo. Del gruppo fanno parte il geologo Pietro Manfredi, l’ingegnere idraulico Laura Bruschi, l’architetto e professore Roberto Martelli e l’ingegnere Moreno Pastile.
Gli esperti smontano pezzo per pezzo l’accusa del comitato. A partire da un dettaglio inconfutabile: «L’acqua – spiega Manfredi – era alta 60 centimetri sopra il ponte; in che modo questo poteva essere elemento di ostruzione? Il Lavello non si è ingrossato perché a un certo punto ha trovato un ponte ma a causa di tutta l’acqua che ha ricevuto dal Ricortola».
Il Lavello è, appunto, un effluente del Ricortola, creato nel 1954 per far fronte alle continue piene del torrente. «Il letto del fiume non è mai stato scavato, dunque l’acqua non defluisce bene», spiega Pastile. C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare: tutta la zona a monte del Lavello è in un punto più basso rispetto a quella a valle del fosso. Lo stadio e le case intorno sono in una specie di conca rispetto al terreno circostante. Ed era inevitabile che, con tutta quell’acqua, ad allagarsi fosse quel punto là.
«E in più, dagli anni Cinquanta ad oggi, non è mai stato fatto uno studio su questo fosso», spiega Bruschi. «Io stessa, nella progettazione del ponte per la Valdettaro, ho dovuto fare tutte le stime sulla portata, lo studio sul terreno e tutto quanto richiesto perché il ponte rispondesse ai parametri previsti a quel tempo».
L’evento del 10 novembre, è noto, ha mandato all’aria tutti parametri di sicurezza alla base della progettazione dei ponti e degli argini nel Massese. Tanto che, per fare un esempio, il Comune di Massa sta ricostruendo tutti gli attraversamenti sul Ricortola per adeguarli alla portata duecentennale. La stessa sorte toccherà anche ai ponti dei privati (quelli sul Lavello, in particolare, sono di competenza della Provincia). «Se ci chiederanno di modificarlo siamo pronti a farlo», spiega Bruschi.
Una cosa, infine, conforta l’azienda sull’esito della querelle con il comitato: «Il ponte è stato costruito nel 2007 – spiega Martelli – ma di alluvioni gli abitanti di Alteta ne hanno sempre denunciate tante, anche prima del 2007, quando il ponte della Valdettaro non c’era». Non proprio una consolazione per gli abitanti di Alteta, stanchi di dover subire continui allagamenti, a prescindere da dove cada la pioggia.
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