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Morì per il servizio militare: alla vedova maxirisarcimento

CARRARA. Un giovane della provincia di Massa - Carrara, nel 1982, ha espletato il servizio militare di leva come soldato, ma è stato congedato per aver contratto una “estasia del 3° arco cardiaco...

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CARRARA. Un giovane della provincia di Massa - Carrara, nel 1982, ha espletato il servizio militare di leva come soldato, ma è stato congedato per aver contratto una “estasia del 3° arco cardiaco sinistro”. Nel 1987 l’interessato ha proposto domanda per il riconoscimento della dipendenza dell’infermità dal servizio militare per ottenere la pensione privilegiata, ma senza ottenere mai alcuna risposta. Ciò fino a quando, nel mese di agosto del 2009, l’infermo, in età molto giovane, è deceduto, lasciando moglie (senza occupazione) e due figlie. La prima figlia si è dovuta subito mettere a lavorare e la seconda figlia ha avuto problemi. La vedova ha, pertanto, deciso di rivolgersi al commendator Andrea Vinchesi, presidente provinciale di Massa - Carrara della Cs In Onlus, per cercare di ottenere i benefici pensionistici spettanti; il comm. Vinchesi ha preso a cuore la preoccupante situazione della famiglia, incaricando il Prof. Avv. Sandro Castro, Responsabile CS In Onlus della Regione Toscana, di seguire tecnicamente e giuridicamente la vicenda.

Pertanto, è stato proposto ricorso alla Corte dei Conti della Toscana; il giudice monocratico contabile, su richiesta della vedova e delle figlie, ha incaricato il Collegio medico - legale del Ministero della Salute di effettuare una perizia documentale, onde verificare la dipendenza dal servizio militare dell’infermità contratta dal soldato. Vinchesi e l’avvocato Castro hanno entrambi seguito attivamente il procedimento a Roma, facendo comprendere al Collegio medico del Ministero che vi era correlazione fra il servizio militare e la sindrome che aveva contratto. Siccome durante le visite mediche dell’arruolamento del militare non era stato riscontrato alcun soffio al cuore ne è conseguito logicamente che tale status dipendesse dal servizio militare prestato, ritenuto dal Collegio fattore concausale. La Corte dei Conti di Firenze ha accolto la richiesta, condannando il Ministero della Difesa a corrispondere agli eredi gli arretrati di pensione privilegiata tabellare dal 1982, data di contrazione dell’infermità (si tratta, quindi, di una somma che, tra capitale e accessori, ammonta a circa 250-300 mila euro), nonché lo ha condannato a pagare la pensione di reversibilità alla vedova (più di 800 euro mensili) e questo dalla morte del marito (2009) a vita.

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