Il Tirreno

«Ho perso Leonardo, non so ancora perché»

«Ho perso Leonardo, non so ancora perché»

Il dolore della moglie del quarantenne morto lo scorso giugno dopo un malore: era stato dimesso dall’ospedale

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CARRARA. «Non so ancora perché è morto mio marito, aspetto di capira cosa è accaduto, voglio sapere perché l’ho perduto»: Tiziana Diamanti, di Avenza, moglie di Leonardo Iardella, ha perso il marito di 40 anni lo scorso anno, il primo di giugno, e vive da allora con un dolore che non le dà pace, per una ferita rimasta aperta, perché attende da allora una risposta ai suoi interrogativi, qualunque essa sarà, che chiuda almeno il cerchio di un calvario: il marito era andato in ospedale a seguito di un malessere che lo aveva colpito, lo avevamo monitorato, e poi lo avevano dimesso, nonostante che la moglie – come aveva poi raccontato lei – avesse chiesto, assieme ai fratelli di lui, che lo tenessero in osservazione (c’erano stati due accessi al pronto soccorso in due giorni). Leonardo Iardellai era stato dimesso. Tornò a casa. Ma non stava bene, raccontò la moglie. La mattina dopo era morto, nel suo letto. Accanto alla moglie che dopo ore di ansia per il malessere del consorte, era crollata per la stanchezza. «Dopo poche ore – raccontò lo scorso giugno – quando mi sono svegliata, non respirava più».

Si è parlato, lo scorso anno, a proposito del malore, di un presunto abuso di un farmaco generico, gocce di tranquillanti. Ma sulla morte, a quanto si apprende, l’indagine che venne avviata, è ancora aperta. I familiari che hanno chiesto chiarezza sulla vicenda, vorrebbero capire se ci siano state responsabilità legate al fatto che l’uomo era stato dimesso dall’ospedale. Presentarono un esposto, assistiti dagli avvocati Cristina Lattanzi e Serena Crudeli. L’Asl fece sapere che era stata attivata una Commissione aziendale «per fare chiarezza e verificare ogni possibile aspetto su quanto accaduto, mediante un’approfondita indagine interna».

Sulla vicenda la Procura della Repubblica di Massa aprì un’indagine (titolare la dottoressa Alessandra Conforti). L’autopsia non riuscì a chiarire il perché di quel decesso, attribuito a un arresto cardio circolatorio: per cercare di capire perché il cuore del quarantenne si fermò, furono predisposti ulteriori accertamenti. Dallo studio legale che per la famiglia sta seguendo questa dolorosa vicenda, dicono: «Stiamo attendendo che venga depositata la relazione del medico legale incaricato dalla dottoressa Conforti». La signora Tiziana, aspetta. Vuole solo risposte, anche se niente e nessuno potrà restituirle il marito.

La consigliera regionale Marina Staccioli (Gruppo Misto) interviene sul tema della sanità, chiedendo «chiarezza immediata sui casi delle morti sospette nelle Asl toscane», alla luce dei dati emersi in risposta ad una interrogazione con cui veniva chiesto conto dei procedimenti penali in corso.

«Ad oggi - spiega la consigliera - risultano pendenti 126 procedimenti penali per responsabilità civile terzi, 40 relativi al 2010, 45 al 2011 e 41 nel 2012. Di questi - aggiunge - 64 sono relativi a decessi: 22 casi nel 2010, 20 nel 2011 e di nuovo 22 l'anno scorso».

«I dati, registrati nel Sistema Regionale di Gestione Sinistri - continua Staccioli - fanno emergere una situazione che appare endemica al sistema sanitario toscano».

La Staccioli ricorda che l'interrogazione fu all'epoca sollecitata dal caso di Leonardo Iardella, che fu dimesso dall'ospedale di Carrara il primo giugno 2012 nonostante (a quanto emerse allora) la contrarietà dei familiari. «Su questa vicenda l'assessore alla Salute non ha potuto fornire risposte - dichiara Staccioli - in quanto il procedimento è ancora in corso e protetto da segreto istruttorio. Mi limito a ricordare che solo pochi giorni fa all'ospedale Versilia è avvenuto un episodio simile».

«In epoca di tagli e sacrifici nel comparto sanitario», secondo la Staccioli, sul tema oggetto della sua interrogazione, «è assolutamente vietato abbassare la guardia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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