Sicurezza
L’abusivismo fa franare il Candia La rabbia della gente
Dopo la denuncia di un residente ne sono arrivate decine «Ora basta, rischiamo di perdere tutto quello che abbiamo»
MASSA. Il grido di allarme di uno dei nostri lettori che abita nel Candia non è caduto nel vuoto. In decine in questi giorni ci hanno chiamato in redazione per fare da megafono e costringere le istituzioni a fare qualcosa per la collina. Nel mirino di Alberto, e di altri che la pensano come lui, c’è l’abusivismo. In via Castagnara c’è un immobile che deve essere tirato giù dal 2008, ma nonostante la sentenza di abbattimento e ancora lì. «E l’11 novembre scorso ha causato lo smottamento che per poco travolge un gruppo di persone», ha raccontato a Comune, Provincia e procura l’uomo che ha denunciato al nostro giornale questa situazione. Ma quella casupola è soltanto la punta di un iceberg di strafottenza di persone che si sono fatte beffe dei vincoli ambientali.
La famigerata black-list delle case da buttare giù che ha stilato il procuratore capo Aldo Giubilaro (vedi articolo a fianco, ndr) comprende diverse costruzioni che sorgono sul Candia. E proprio da lì il Comune potrebbe cominciare a mettere mano, visto che ormai la collina viene giù ogni volta che piove. Il signor Alberto in questi mesi ha scritto al Comune, al prefetto, alla Provincia e in procura. «Mi ha risposto soltanto la Provincia dicendo che la responsabilità era del municipio, cosa che ho verificato non essere vera», ha raccontato. Lui ha avuto danni per più di cinquemila euro, non risarcibili perché auto e casa si sono salvate. «Ma quello che voglio io è altro, non i soldi», aveva detto. E sono in tanti nella sua condizione. O almeno quelli che hanno preso il telefono e ci hanno chiamato per dirci che anche da loro la situazione è drammatica. Lucia per esempio ogni volta che piove di notte non dorme: «L’ultima volta è venuto giù il terreno sotto una casa che non dovrebbe esserci e mi ha coperto il giardino di fango. Anche io ho chiesto di buttarla giù, ma non hanno fatto nulla».
Non sono gli unici casi. Sopra a una delle abitazioni dichiarate inagibili dopo l’alluvione dello scorso novembre c’è un capanno degli attrezzi a due piani. I proprietari dell’immobile sfollato hanno fatto presente che quella struttura è la minaccia più grossa alla loro incolumità. Hanno chiesto al Comune di rimuoverla e per tutta risposta si sono sentiti dire che l’amministrazione non può farlo fino a che non arriva un ordine di demolizione dall’autorità giudiziaria.
E di casette per gli attrezzi come questa, che poi in realtà sono casupole vere e proprie attrezzate di cucina e riscaldate come se dovessero essere abitate ventiquattro ore su ventiquattro, ce ne sono diverse. Tutte tirate su senza guardare troppo a quello che si poteva fare. «Il Candia però non ce la fa più - continua Lucia - qui rischiamo di sparire. Un altro autunno come quello che ci siamo lasciati alle spalle non so se riusciremo a trascorrerlo. Anzi, lo diciamo fin da adesso: un altro autunno così non abbiamo intenzione di passarlo».
L’intenzione è quella di raccogliere le firme o di formare un comitato: «Per ora siamo tutti divisi e ognuno cerca di risolvere il problema che ha davanti a casa sua - continua un altro dei residenti del Candia -, ma dopo quello che abbiamo visto in questi mesi forse è il caso che cominciamo a difenderci».
La prima azione potrebbe essere una denuncia a più firme che raccolga quelle presentate finora dai singoli cittadini: «Forse in questo modo avremo le risposte che stiamo attendendo da troppo tempo», concludono quelli che abitano in collina. E che vogliono continuare a farlo.
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