Sicurezza
«Ho perso due amori Olga e il bambino che aspettavamo»
Lo sfogo del marocchino a processo per aborto colposo L’avvocato difensore chiede il suo proscioglimento
CARRARA. «È passato un anno, il dolore però non se ne va. Io ho perso due amori. La mia donna e il figlio che doveva nascere».
Ha gli occhi lucidi Oumallah Khalill il marocchino 46enne compagno di Olga Kogut, la giovane donna ucraina morta di stenti, all’ottavo mese di gravidanza il 26 febbraio scorso. In una tenda sistemata davanti alla ferrovia, nella zona industriale. Una vicenda tragica che ora ha un epilogo in tribunale: proprio Oumallah è sotto accusa per aborto colposo. Mentre il marito di Olga, Aleksandr Savchuc, da cui la donna viveva separata, è stato indicato come la parte offesa.
L’accusa. Ieri seduto sulla panca del tribunale il compagno di Olga aveva gli occhi tristi. «Il processo? Non lo so cosa succederà, io penso a Olga».
Il compagno di Olga, padre del bambino che la donna portava in grembo, dovrà difendersi dall’accusa di aborto colposo: per aver cagionato, cioè, e per colpa, l’interruzione di gravidanza della giovane donna ucraina. Secondo l’accusa il marocchino avrebbe omesso di chiedere assistenza agli organi preposti per la medesima gravidanza da lui stesso provocata. Omettendo, così recita il capo di accusa, qualunque intervento nonostante le precarie condizioni di vita (in una tenda di fortuna, al freddo, con un materasso sporco a fare da letto). Sempre secondo l’accusa quindi l’interruzione della gravidanza si sarebbe verificata a seguito della morte della donna, proprio in ragione degli stenti subiti.
La difesa. Proprio sul capo di imputazione ha insistito parecchio, all’apertura del procedimento davanti al giudice Ferri e al pm Rapelli, l’avvocato del marocchino, Monica Gatti. «Il mio assistito è stato indagato per aborto colposo ma per questo reato normalmente vengono accusati la madre, che in questo caso è deceduta, o il legittimo compagno, ossia il marito. Che quindi se è parte offesa dovrebbe essere anche imputato». L’avvocato Gatti ha fatto inoltre presente al giudice che esisterebbero gli estremi per il 469 del codice procedura penale, ossia per il proscioglimento prima del dibattimento .
Processo rinviato. Il pm Alessandro Rapelli ha chiesto di rinviare il procedimento per rispettare il termine di 60 giorni, quale termine di legge, fra la notifica e l’udienza di comparizione. Il marito di Olga Kogut, indicato come parte offesa al momento è infatti irreperibile e non è stato raggiunto dalla notifica del 6 febbraio 2013. Tutto è rinviato al 16 aprile. L’imputato, Oumallah Khalill ha inoltre firmato la procura speciale per chiedere il rito alternativo.
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