Attenzione
Guerra agli investimenti dei mafiosi
Il procuratore Giubilaro (che aveva già lanciato l’allarme criminalità organizzata): ecco come intercetteremo i capitali
MASSA. «L’indagine sui Casalesi dimostra che in fondo, anche qui da noi, le cose sono come vado dicendo io da parecchio tempo. E ci fa capire che bisogna tenere gli occhi aperti». Il procuratore capo Aldo Giubilaro commenta così l’inchiesta anti camorra che coinvolge alcuni imprenditori apuoversiliesi. E annuncia: «Dobbiamo valutare gli investimenti che vengono fatti nel nostro territorio, i cantieri che vengono aperti e i bandi che sono vinti da questa o da quell’altra persona. Noi dobbiamo sapere tutto di chi mette i suoi soldi nella realtà in cui viviamo, altrimenti poi ci troviamo di fronte a sorprese che rischiano di sconvolgere la nostra vita».
Ci dobbiamo aspettare atti indimitadori come accade nel meridione?
«Direi di no. Qualcosa hanno fatto, ci sono stati degli incendi strani su cui stiamo ancora indagando ma non mi preoccupo del pizzo o delle estorsioni. Non perché questi non siano reati da dover perseguire, anzi. Ma non credo che ci sarà un’escalation in questo senso. Sarebbe davvero un’anomalia. Mi preoccupa di più quello che non vedo di quello che vedo».
Tradotto?
«La criminalità organizzata, così includiamo oltre alla camorra anche la mafia siciliana e la ndrangheta, ha due modalità d’azione: la prima è quella brutale che porta al reperimento dei guadagni, ma è tipica delle zone di origine dei clan malavitosi. Pizzo e racket sono difficili da esportare al nord, ci sono casi ma sono sporadici. In territori come il nostro invece le cosche vogliono investire i loro capitali, vogliono lavare quel denaro che è sporco perché procurato illegittimamente».
Eppure ci sono stati episodi poco chiari che hanno allarmato non poco la città...
«Nel sud Italia la mafia ha la maggior parte della sua attività impegnata nel reperimento dei soldi. Se devo dare delle percentuali azzardo un 80% legato al racket e un 20% agli investimenti. Nel Nord invece è l’opposto, anzi direi 10% di pizzo ed estorsioni e 90% di investimenti. ecco perché dico che se ci focalizziamo su questo non centriamo il problema. Ma non fraintendetemi: è chiaro che perseguiamo questo tipo di reati».
Ma come si fa a impedire alla mafia di investire?
«Non è facile perché gli investimenti avvengono tramite atti leciti. Dobbiamo monitorare, anche se le nostre forze non sono illimitate, tutto quello che avviene attorno a noi: dagli appalti pubblici alle acquisizioni di attività esistenti. Mi sembra normale che se troviamo qualcuno che investe pesantemente ai piedi delle Apuane dobbiamo capire chi è e soprattutto perché ha tanta liquidità a disposizione».
D’ora in poi sarà più difficile investire denaro di dubbia provenienza, procuratore?
«Non d’ora in poi. È già così perché il mio ufficio insieme ai carabinieri, alla polizia e alla guardia di finanza da tempo lavora proprio su questo aspetto. Altrimenti, statene certi, non si parlerebbe di camorra oggi».
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