Sicurezza
«Europa, salva il turismo da spiaggia»
Una petizione di Federbalneari scavalca il governo italiano chiedendo alla Ue di far rispettare le leggi sulle concessioni
MARINA DI CARRARA. «Esiste una strada per salvare il comparto turistico balneare di cui è lo stesso Governo italiano il principale responsabile: chiedere all’Unione europea di far rispettare le leggi 494/93 e 296/2006 per mezzo di una petizione che potrebbe far tornare la stessa Italia in infrazione, qualora non dovesse rispettare le norme in vigore».
È quanto emerso ieri durante la conferenza stampa tenuta dal presidente di Federbalnearia, Renato Papagni, nel contesto dell’esposizione turistico-commerciale in corso a Carrarafiere. «Non possiamo aspettare che sia il Governo, ancora non formato, vada a rappresentare in Europa gli interessi degli imprenditori balneari, ci andremo direttamente noi, con lo strumento della petizione - aggiunge Papagni - L’Unione Europa, infatti, evidentemente non è a conoscenza del fatto che c’è già una legge in Italia che disciplina il settore balneare rispettando i principi del libero mercato: la legge 494/1993, stabilisce “le concessioni di cui al presente articolo possono avere durata superiore a sei anni e comunque non superiore a 20 anni in ragione dell’entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare e sulla base dei piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo predisposti dalle regioni”. Questa legge si ispira all’art. 18 del regolamento del codice della navigazione, per questo chiediamo al Governo italiano di rispettare una legge che c’e da 50 anni e di applicare la Direttiva Bolkestein in funzione dei business plan e degli investimenti che verranno presentati».
Per questo la petizione alla Ue di Federbalneari Italia .
Un’occasione importante per il confronto e l’analisi delle problematiche del comparto turistico balneare che, secondo la Federazione nazionale dei balneari, non si possono risolvere chiedendo al Governo di uscire dalla Bolkestein, ovvero non applicare l’art. 12 della direttiva 2006/123/CE.
La soluzione che Federbalneari Italia ha presentato ai media sintetizza le istanze degli imprenditori balneari in funzione della politica europea di liberalizzazione e delle richieste di Bruxelles: far partire le procedure di evidenza pubblica fin da subito solo per le aree non in concessione, e di valorizzare, invece, il sistema di imprese che già sono sul mercato, permettendo loro di investire e restare competitive, con dei business plan da completare entro il 2015.
C’è infine un’altra questione di fondamentale importanza per Federbalneari: l’allineamento dell’Iva al 10%.
Il regime dell’Iva previsto a livello nazionale, infatti, costituisce quanto meno un’anomalia, se non addirittura una contraddizione, poiché invece di garantire competitività al settore, ne colpisce la crescita. A differenza, infatti, degli altri segmenti imprenditoriali coinvolti nella filiera turistica (alberghi, campeggi, villaggi turistici, pubblici esercizi, eccetera) che scontano un’aliquota Iva del 10 per cento, il comparto balneare viene assoggettato all’aliquota ordinaria, pari al 21 per cento.
«Un principio che appare discriminante, nel momento in cui la stessa normativa di regolamentazione del settore turistico - conclude il presidente Papagni - Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo di cui al decreto legislativo 23 maggio 2011, n.79) ha riconosciuto l’azienda balneare quale impresa turistica a tutti gli effetti».(f.p.)
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