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Ucraina incinta morì di stenti in tenda: accusato il convivente
Secondo l’accusa l’uomo avrebbe omesso di chiedere assistenza per la compagna
CARRARA - Morì di stenti in una tenda piantata in un’area dismessa della zona industriale di Carrara. O+lga Kagut, ucraina di 31 anni, era incinta e il suo cuore fragile cesso di battere il 26 febbraio 2012. Per questa tragedia si è aperto oggi (martedì) in tribunale a Carrara il processo a carico del convivente Oumallah Khalill, 46enne di origine marocchina che divideva con Olga quel piccolo rifugio tra il freddo e la sporcizia: l’uomo è accusato di aborto colposo. Secondo l’accusa, Kahill avrebbe omesso di chiedere assistenza per la sua compagna, lasciandola vivere in condizioni precarie, in una tenda di fortuna, al freddo, con un materasso sporco a fare da letto e non adatto a portare avanti una gravidanza. Non avrebbe, altresì, provveduto a farle sostenere tutti i controlli medici necessari. Sebbene la stessa accusa riconosca come l’aborto sia stato conseguente alla morta della giovane mamma - per cui Khailli non è imputato - questo sarebbe stato anche una diretta conseguenza degli stenti che Olga è stata costretta a vivere, da qui l’accusa per il marocchino di aborto colposo.
L’udienza è durata solo pochi minuti. Il giudice Ferri ha accolto l’eccezione presentata dall’avvocato Gatti per un errore di forma nella comunicazione della notifica al marito di Olga, l’ucraino Aleksandr Savchuc, e per questo ha deciso di rinviare il procedimento al prossimo 16 aprile. L’uomo, sebbene sia tornato in Ucraina e non avesse più rapporti con Olga, è comunque considerato, vista la morte della moglie, la parte offesa all’interno del processo per l’aborto colposo.
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