Sicurezza
Camorra, dubbi sul racconto dei pentiti
Di Ronza dopo i cinque giorni di stop ai colloqui incontra il suo legale. L’avvocato Persiani: «Tirato in ballo sul nulla»
MASSA. L’imprenditore Stefano Di Ronza, accusato di concorso esterno al clan dei Casalesi, si trova nel carcere di Firenze. Non può ancora incontrare il suo avvocato Francesco Persiani e per questo finora si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma parlerà col giudice di Napoli non appena potrà confrontarsi con il suo legale. L’incontro dovrebbe avvenire tra oggi e domani, anche per dare modo a Persiani di leggersi le carte che contengono le accuse rivolte al suo cliente.
Da una prima lettura dell’ordinanza di custodia cautelare però si cominciano a scorgere alcune falle. La più evidente è che i pentiti che tirano in ballo Di Ronza spiegano come hanno conosciuto l’imprenditore e soprattutto quando. Un incontro avvenuto all’inizio degli anni Novanta. Poi si riparla di Di Ronza riguardo il primo decennio del Duemila. «C’è un buco temporale di vent’anni - fa notare Persiani -, anche sulle intercettazioni poi abbiamo il margine per controbattere punto su punto. Non pare lampante il passaggio del mio assistito da vittima a carnefice. Basta vedere come sono messe le sue aziende per capire che lui di favori non ne ha avuti da parte di nessuno. Vorrei ricordare che non ha avuto appalti pubblici e anche per quanto riguarda l’immobile che ospitava il commissariato di Marina di Massa è tutto bloccato. Doveva esserci un cambio di destinazione del terreno che poi non è mai stato fatto. Lo sfratto poi era stato dato con tre anni di anticipo rispetto al trasloco. Comunque abbiamo la possibilità di dimostrare la nostra estraneità ai fatti contestati e lo faremo».
Proprio i pentiti, nonostante i riscontri che dicono avere trovato gli inquirenti, sembrano l’anello debole dell’inchiesta: si tratta di persone, come Giuseppe Quadrano, che sono in carcere da quindici anni e che già in passato hanno fatto delle rivelazioni che poi sono state confutate da chi era stato tirato in ballo.
Mentre Persiani prepara la linea difensiva e Di Ronza si dice pronto a incontrare il giudice di Napoli («Io non c’entro nulla, mi sembra di essere in un film», le uniche battute che ha scambiato con l’avvocato prima di essere portato via dalla squadra mobile) intanto prosegue il lavoro di intelligence degli uomini di Antonio Dulvi Corcione che sono ancora a caccia dei falsi muratori in odore di camorra che hanno trovato impiego nelle ditte edili apuane. In attesa dei fogli di via per allontanarli dalla nostra città.
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