Sicurezza
Acca in lotta contro i disturbi alimentari
L’associazione compie 18 anni, all’attivo 700 casi affrontati: un convegno per fare il punto sulle esperienze acquisite
CARRARA. Una realtà presente a Carrara ormai da 18 anni, l’associazione Acca (Associazione Cura Comportamento Alimentare). L’Acca è un’associazione socio-sanitaria che è nata dall’esigenza dei cittadini di dare al problema “cibo” una risposta ma che, con lo sviluppo di una rete di auto-mutuo-aiuto, ha favorito il reinserimento delle persone nel tessuto sociale. L’Acca dal 1997 collabora con la Asl1 di Massa-Carrara con due protocolli d’intesa.
La presidente della associazione Acca è la dinamica Rosanna Viaggi: «Solo le persone che hanno subito sulla propria pelle questi problemi sono sensibili, dobbiamo sostenerci in quello che crediamo, per aiutare a prevenire questa malattia». Il suo appello: «Riusciremo a fare sentire la nostra voce ai nostri politici, istituzioni, Comune, Provincia se siamo tutti uniti: se stiamo insieme e compatti, dovranno darci le risposte».
Come diciamo anche a parte, domattina dalle 9 alle 14 nella sala di rappresentanza del Comune si terrà il convegni di chiusura del corso di formazione promosso da Acca Onlus patrocinato dal Cesvot "Le buone pratiche di prevenzione e cura nei disturbi alimentari". Saranno presenti al convegno due dottoresse di Todi che illustreranno il loro lavoro svolto a Todi in Umbria del Centro Diurno “Il Nido delle Rondini” in regime semi-residenziale per accogliere persone con disturbi alimentari e loro familiari.
«E’ quanto da anni Acca sta cercando di fare nella nostra città - aggiunge - ci rivolgiamo a voi cittadini, siate presenti a questo convegno. Sono state aiutate dalla nostra associazione più di 700 persone abbiamo fatto e vogliamo fare ancora aiutateci ad aiutare che non si ripeta».
A Rosanna Viaggi e all’associazione, agli specialisti che collaborano con l’associazione, si rivolgono decine e decine di persone. Molti raccontano esperienze traumatiche, terribili, come quel papà genovese di una ragazza di 17 anni, :eceduta lo scorso anno per le cause derivanti dalla malattia da cui soffriva da diverso tempo, la bulimia. La giovane, racconta il padre, dopo diversi anni di negazione della malattia aveva trovato il suo momento di consapevolezza accettando di farsi aiutare. «Da quel momento tutto quello che siamo riusciti ad ottenere è stato quello di essere messi in “lista d’attesa” presso una delle poche strutture convenzionate a oggi esistenti in Italia,e in quella condizione la morte l'ha raggiunta».
Le cifre: 700 casi in 18 anni. Sono state oltre 700 le persone che si sono avvicinate all’Acca in 18 anni. Bassa autostima, tendenza al perfezionismo, carenza di rapporti interpersonali soddisfacenti, difficoltà nel gestire i rapporti familiari possono aprire la strada ad anoressia e bulimia. Quando 11 pensiero del cibo e del proprio peso diventa un chiodo fisso, quando perdere o acquistare un etto diventa una questione da cui dipende l'intera percezione di noi stessi, è bene rivolgersi a chi può darci un aiuto competente. Nei casi più semplici (che spesso coincidono con l'inizio di un malessere) possono bastare alcuni colloqui e delle indicazioni generali che aiutano la persona a modificare le proprie abitudini alimentari. Sono soprattutto le donne a soffrire di anoressia, bulimia e disturbi del comportamento alimentare: è uomo solo il 5 per cento dei 700 cittadini che si sono rivolti all’Acca.
La fascia d'età con la maggiore incidenza di casi (35%) è quella tra 31 e 40 anni.
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