Il Tirreno

la battaglia giudiziaria di una cittadina

Sfrattata, senza casa, derubata: «Ma non mi arrenderò»

Sfrattata, senza casa, derubata: «Ma non mi arrenderò»

CARRARA. Continua il calvario della signora Assunta Del Freo. Una vera e propria odissea iniziata il 4 agosto del lontano 2003; secondo quanto fu ricostruito, il primo luglio del 1993, quando la...

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CARRARA. Continua il calvario della signora Assunta Del Freo. Una vera e propria odissea iniziata il 4 agosto del lontano 2003; secondo quanto fu ricostruito, il primo luglio del 1993, quando la signora si accorda verbalmente con la proprietaria (ora deceduta) di un appartamento in via Puliche: avrebbe pagato 850mila lire al mese con la clausola che lo stesso immobile sarebbe stato utilizzato anche come domicilio fiscale dell'impresa individuale "Tina Tissages" (tappezzeria, tovaglieria, spugne di qualità), di cui la Del Freo era titolare.

I primi problemi nel 1995, quando l'immobile viene allagato rovinando impianti e biancheria nel seminterrato. Iniziano le classiche diatribe tra chi doveva pagare i danni e quali interventi fosse obbligata a sostenere la proprietaria per evitare il ripetersi di fatti del genere. Discussioni che proseguiranno visto che altri allagamenti si verificano nel 1997 e nel 2000. Un anno prima il tribunale di Massa condanna la proprietaria della casa non in relazione ai danni di cui sopra, bensì in ragione dei corrispettivi (oltre 15 milioni di lire) pagati dalla Del Freo per la locazione dell'appartamento, che sarebbero stati di importo superiore a quello previsto per il regime di equo canone.

Intanto la proprietaria aveva cominciato a disconoscere ogni rapporto contrattuale con la Del Freo, asserendo che il contratto di locazione in questione sarebbe stato concluso sin dall'inizio con una società di cui essa era amministratore unico. A seguito dell'azione legale promossa da questa società (per complessivi quasi 6mila euro) il tribunale massese notifica lo sfratto ad Assunta Del Freo. Il 4 agosto del 2003 avviene lo sfratto. «In quella drammatica occasione - racconta la Del Freo - mi fu impedito di raccogliere i miei effetti personali». Il trasloco vero e proprio veniva successivamente autorizzato il 27 agosto e in tale circostanza la Del Freo constata «l'avvenuta manomissione della porta d'ingresso, e che alcuni oggetti di valore erano stati sottratti».

In questi dieci anni la signora Assunta Del Freo ha combattuto molte battaglie giudiziarie, con grande determinazione, ma si è dovuta scontrare con una serie di decisioni che seppure a suo favore, non sono state messe in pratica. In particolare, in appello fu riconosciuto che quello sfratto iniziale non si doveva fare. Infatti fu riformata quella sentenza. Ma la signora non riuscì a rientrare nell'appartamento. Una vicenda da molti lati oscuri, una battaglia che è proseguita perfino in Cassazione, e anche la suprema corte ha dato ragione alla signora Del Freo. Eppure, in quella casa non ha potuto mettere piede. Per questo continua a chiedere giustizia, anche perché nel frattempo si è trovata a dover fronteggiare un altro sfratto, nel quale pur pagando regolarmente l'affitto con bonifico (e avendo fatto denuncia alla guardia di finanza) è stata sfratta per morosità.

A questo punto si rivolge pubblicamente alla procura perché sia fatta luce su tutte queste vicende, si chiarisca perché non ha potuto rientrare nella sua casa di via Puliche e perché anche dal secondo sfratto di Massa in via Meucci si è trovata soccombente. «Non mi arrenderò, sono stata di subire soprusi». Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato informato con una lettera circostanziata di una storia che secondo la signora è piena di soprusi e di denegata giustizia. E con grande prontezza il presidente le ha risposto, dicendole che però deve rivolgersi alla magistratura. «Nel terzo sfratto che ho subìto ingiustamente mi hanno anche privato dell'arredamento e di tutto il mio guardaroba, e della biancheria relativa», aggiunge, e conclude: «Per lo meno fatemi rientrare nella casa di Tonfano, in via Palestro, a prendere la mia roba e che la signora che mi ha affittato una camera senza averne i titoli mi restituisca i beni che mi ha preso».

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